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SCENARIO/ 1. Pelanda: l’Europa è pronta a "commissariarci"

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È importante chiarire lo scenario nel caso l’Italia perdesse la fiducia dei mercati per eccesso di disordine politico. I compratori diserterebbero le aste di rifinanziamento del debito pubblico italiano oppure chiederebbero rendimenti (premio di rischio) talmente elevati da rendere insostenibili le emissioni. Le banche italiane non potrebbero sostituirli sia per mancanza di capacità, sia per non importare il rischio di perdita di valore dei titoli nei loro bilanci già in tensione. Roma, per evitare di dichiarare l’incapacità di ripagare il debito e cadere nel disastro dell’insolvenza, dovrebbe chiedere l’intervento del meccanismo salva-stati europeo (Esm). In tale programma la Bce diventerebbe il garante del debito, ma alla condizione di poter controllare in dettaglio la politica economica e di bilancio italiana E se il Governo o il Parlamento si ribellassero, allora Bce ed Esm dovrebbero sospendere l’aiuto lasciando l’Italia alle proprie sorti. Queste sarebbero catastrofiche per la nazione e, probabilmente, per l’Eurozona stessa. Per tale motivo è improbabile che, a ridosso del burrone, la politica si prenderebbe la responsabilità del caos. Così scatterebbe la condizionalità esterna in cambio del salvataggio.

L’intervento europeo a Cipro è stato una sorta di test, imposto dalla dominanza tedesca nella governance dell’Eurozona e dell’Ue, per il caso italiano. Gli elettori tedeschi mai accetterebbero un salvataggio dell’Italia con soldi loro. Quindi una delle condizioni sarebbe certamente il prelievo forzato dai conti correnti allo scopo di raccogliere liquidità d’emergenza nazionale per tamponare il problema. Tale cifra potrebbe essere usata per riequilibrare il deficit, ma, soprattutto, per ridurre un’aliquota assoluta del debito complessivo. Si potrebbe arrivare a 200 miliardi.

Da un lato, tale misura, combinata con la garanzia Bce, chiuderebbe temporaneamente la crisi di insolvenza e probabilmente ridurrebbe di molto lo spread. Dall’altro, il prelievo forzato minerebbe per lungo tempo la fiducia del mondo e degli italiani sul sistema bancario e finanziario italiani, desertificandoli.



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COMMENTI
03/04/2013 - il salvataggio è opera degli italiani (antonio petrina)

Egr prof ad essere ottimisti ,come lei suggerisce, il salvataggio degli italiani è nelle mani degli uomini di buona speranza presenti nei vari partiti usciti dal voto del 25 febbraio, la cui prova di maturità è il voto del neo presidente della Repubblica.

 
01/04/2013 - Fuori dalle mura (Vittorio Cionini)

La sintesi della situazione fatta da Pelanda mi sembra perfetta ma non vedo quali idee geniali possano venire fuori da questi saggi che più o meno mi sembrano tutti inseriti nel sistema che ci ha condotto dove siamo. Loro stessi sembrano stupiti della scelta e si chiedono cosa abbia in testa il Presidente. La strana mossa di Napolitano sarebbe più credibile se avesse coinvolto qualche cincinnato preso a caso fuori dalle mura. diceva Einstein. Di professori e burosauri non si sente proprio il bisogno. Vittorio Cionini