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Economia e Finanza

FINANZA/ Il "trucco" di Francia e Germania per fare soldi con Cipro

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Una volta raggiunto il livello desiderato, ecco che l’Eurogruppo impone a Cipro misure draconiane sui conti per risolvere una situazione nota a tutti da almeno un anno e mezzo. Che la mossa sia stata strumentale a evitare perdite alle banche dell’Ue è chiaro, visto che i depositi russi sono stati svuotati durante la chiusura degli istituti attraverso sussidiarie a Londra e in Russia (quindi all’ultimo) e i depositari ciprioti - cittadini e aziende - sono quasi gli unici ad averci lasciato la ghirba con il prelievo forzoso. Perché però non ritirare tutto? Perché solo metà dei depositi ciprioti è stato coinvolto nel bail-in, quindi i soldi francesi e tedeschi rimasti, con ogni probabilità, sono in banche cipriote sane.

Che morale trarre da questa storia? Per quanto mi riguarda, una: d’ora in poi, grazie all’interconnessione del sistema bancario europeo, converrà tenere bene d’occhio i flussi di capitale esteri in uscita dalle varie banche dei paesi Ue. Potrebbe essere il termometro migliore non solo per capire dove sorgerà la prossima crisi ma anche quando. Miracoli dell’Ue. Sta di fatto che la richiesta di danni avanzata dalla Grecia contro la Germania, sia per la Prima che per la Seconda guerra mondiale e, soprattutto, il suo timing, puzzano lontano un miglio di vendetta per sé e per Cipro. Primo, perché Panagiotis Karakousis, direttore generale della Ragioneria generale dello Stato, ha detto chiaro e tondo che il report al riguardo è stato commissionato dall’attuale governo Samaras e non da quello precedente a guida Pasok. Secondo, perché includere la Prima guerra mondiale, quando la Grecia entrò nel conflitto solo nel 1917 e combatté principalmente contro la Bulgaria, appare un azzardo storico non da poco.

Resta il fatto che il documento - frutto del lavoro di un comitato di esperti nominato dal ministero delle Finanze greco e basato su oltre 190mila pagine di documenti storici - è stato presentato ai funzionari il mese scorso e presenta un conto di risarcimento per danni bellici verso la Germania di 162 miliardi di euro, di cui 108 per la ricostruzione delle infrastrutture del Paese dopo l’occupazione nazista tra il 1941 e il 1944: equivale all’80% del Pil greco. E la chiamano Europa.

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