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FINANZA/ Il "trucco" di Francia e Germania per fare soldi con Cipro

Pubblicazione:mercoledì 10 aprile 2013

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Circa 6mila tra privati cittadini ed entità legali hanno ritirato decine di milioni di euro in contanti dalle banche cipriote e li hanno spostati all’estero nel periodo compreso tra l’1 e il 15 marzo scorsi, subito prima che il governo di Nicosia concludesse l’accordo con i creditori privati e accettasse il cosiddetto bail-in, ovvero il prelievo forzoso sui conti correnti superiori ai 100mila euro. Il dato è stato fornito ieri dalla Banca centrale di Cipro al Comitato etico del Parlamento, il cui presidente, Dimitris Syllouris, ha confermato come ci siano casi di transazioni multiple da parte di medesime persone e come le informazioni ricevute coprano soltanto i primi quindici giorni di marzo, quando l’organo da lui presieduto - e che sta investigando sulla fuga di capitali - aveva richiesto la mappatura da inizio anno.

In attesa che domani la Banca centrale risponda alle domande del Comitato riunito in sessione straordinaria, resta una domanda: perché tanto tempo prima di risolvere la crisi di Cipro, quando si sapeva fin dai tempi dello swap greco che il problema delle banche di Nicosia era principalmente proprio l’esposizione ai titoli di Stato ellenici? Perché aspettare silenti fino al marzo di quest’anno e poi imporre alle autorità cipriote di intervenire con il machete in una sola settimana, arrivando al prelievo forzoso sui conti correnti sopra i 100mila e al congelamento di altre somme detenute nelle banche?

Basta guardare ai dati forniti dalla Bce per capire che qualcosa non va, che il problema era noto a tutti almeno dalla metà del 2011, subito dopo il primo haircut greco e che dopo il secondo swap, quello di inizio 2012, i numeri parlavano chiaro: a Cipro c’era un buco da 11 miliardi su un totale di 100 miliardi di assets, quasi tutto incentrato nelle due principali banche del Paese, detentrici di metà dei depositi dell’isola. Basta guardare i numeri: il primo haircut pesò per il 53%, tramutatosi nel marzo del 2012 in un taglio reale sui bonds dell’85%. Guardate il grafico più in basso, spiega più di mille parole gli effetti dell’haircut sempre crescente in base ai vari tipi di bonds detenuti dalle banche cipriote. Ciò che interessa a noi è la linea rossa, quella denominata “all off-island Eurozone Government Bonds”. Bene, in parole povere quelle linea rappresenta i bonds greci detenuti dalle due banche cipriote andate a zampe all’aria: si passa da un valore di 12 miliardi di euro di metà 2011 a 1 miliardo di euro all’inizio del 2012: un haircut da 11 miliardi, interamente dovuto al default greco.

 

 

Perché, quindi, l’eurozona e i suoi leader hanno atteso così a lungo per risolvere il problema, quando già a inizio 2012 era chiaro anche ai ciechi che con un buco da 11 miliardi di euro, quelle banche già ultra-esposte alla leva stavano per scoppiare? Perché la Bce ha continuato a fornire denaro a fronte di collaterale sempre più scadente e non ha detto “alt”, esattamente come fatto lo scorso marzo, minacciando di chiudere i rubinetti anche all’Ela? Per una ragione semplice: le banche tedesche e francesi dovevano avere il tempo di portare via i loro soldi depositati a Cipro, prima di subire il prelievo forzoso e potendo poi vendere al mondo la balla degli oligarchi russi brutti e cattivi da punire.


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