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DEF/ Tra Pil e debito, l’Italia si "svende" all’Europa

Mario Monti e Vittorio Grilli (Infophoto) Mario Monti e Vittorio Grilli (Infophoto)

A mancare è tutta la parte della crescita. E’ anche per questo che ieri la Commissione europea ha acceso un faro sul fatto che l’Italia, per i suoi squilibri strutturali, rappresenta una possibile fonte di contagio per l’Europa.

 

Eppure il Def sottolinea che “numerose misure introdotte nel 2012 erano rivolte alla crescita”. Ritiene che non sia stato così?

Il 2012 si è concluso con una decrescita del Pil pari al 2,4%, con un livello di gran lunga peggiore rispetto alle previsioni del governo. Lo stesso esecutivo ha dovuto rivedere al ribasso l’andamento del Pil nel 2013, con un -1,3% che alla luce di quanto avvenuto finora appare una cifra fin troppo ottimistica. Altri report anticipano una decrescita nel 2013 di circa il 2%.

 

Il Def vanta meriti infondati?

Le misure per la crescita citate nel Def sono state effettivamente prese, e mi riferisco in particolare a quelle per le start-up, per il sostegno alle imprese, ai fondi di intervento e di garanzia. L’impatto sulla crescita però francamente non lo abbiamo ancora visto. Speriamo che gli effetti benefici si producano entro la fine dell’anno, anche se l’unico provvedimento tra quelli attuati che potrebbe aiutare nel breve periodo è lo sblocco dei debiti della Pubblica amministrazione.

 

Finalmente i 40 miliardi di euro stanno per arrivare alle imprese …

E’ un tema, quest’ultimo, sul quale il governo si era impegnato a partire dal maggio scorso, promettendo che i pagamenti sarebbero partiti entro l’autunno. Così non è stato, poi il presidente del consiglio ci ha spiegato che ciò non poteva avvenire perché avremmo sforato il rapporto deficit/Pil. Ora le cose sono cambiate e possiamo farlo, anche se in realtà le procedure sono molto farraginose, tanto che le imprese mettono in guardia sul fatto che di fatto i pagamenti non sono ancora stati effettuati.

 

(Pietro Vernizzi)

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