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DEF/ Tra Pil e debito, l’Italia si "svende" all’Europa

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Mario Monti e Vittorio Grilli (Infophoto)  Mario Monti e Vittorio Grilli (Infophoto)

Il governo ha approvato ieri il Documento di Economia e Finanza 2013. Il rapporto debito/Pil crescerà al 130,4% nel 2013, per poi ridursi al 129% nel 2014 e al 125,5% nel 2015. Il deficit nel corso di quest’anno raggiungerà il 2,9%, calando quindi all’1,8% nel 2014 e all’1,5% nel 2015. Cifre positive per quanto riguarda l’avanzo primario, cioè per la differenza tra la spesa pubblica e le entrate tributarie al netto degli interessi sul debito: +2,4% sul Pil nel 2013, +3,8% nel 2014 e +4,3% nel 2015. Ilsussidiario.net ha intervistato Guido Gentili, editorialista de Il Sole-24 Ore.

 

Per il Def, il Pil crescerà del 3,9% da qui al 2020 e del 6,9% nel lungo periodo. Possiamo tornare a essere ottimisti?

Come abbiamo visto nel recente passato, le previsioni nell’arco di periodi così lunghi si sono sempre rivelate fallaci. Mi riferisco in particolare alle previsioni fatte a fine 2011 e a inizio 2012, relativamente al decreto cresci-Italia, sull’impatto delle liberalizzazioni quantificate in punti di Pil. I calcoli ottimistici non sono stati confermati dai fatti, e quindi dal punto di vista dell’assetto previsionale del Def preferisco essere molto più cauto. Negli ultimi mesi del resto le stime sulla crescita, o meglio sulla decrescita del Pil, sono state corrette continuamente.

 

Come valuta invece i dati sull’avanzo primario?

Si tratta di dati scontati in quanto le progressioni inserite nel Def sono compatibili con i piani di rientro dal debito pubblico come previsto dal Fiscal Compact. Abbiamo quindi bisogno di aumentare l’avanzo primario per ridurre di un ventesimo ogni anno la quota eccedente del rapporto debito/Pil. Quest’ultimo nel 2013 si attesta al 130,4%, registrando un ulteriore incremento, e quindi l’avanzo primario è indispensabile per tenere la situazione sotto controllo.

 

L’Italia da questo punto di vista si dimostra un Paese virtuoso?

Su questo terreno l’Italia ha già svolto bene i suoi compiti a casa, superando la stessa Germania nel 2012. Il bicchiere mezzo pieno è rappresentato quindi dagli elementi contenuti nel Def e da quelli relativi all’andamento reale dei mercati, che ieri sono cresciuti registrando una riduzione sostanziosa dello spread.

 

Su che cosa occorre ancora lavorare?


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