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FINANZA/ 2. Il doppio "bluff" che illude l’Italia

Pubblicazione:giovedì 11 aprile 2013

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D’altronde, perché non farlo: su alcune scadenze, anche brevi, esiste ancora un margine di carry trade rispetto all’1% a cui si sono presi in prestito soldi dalla Bce e, soprattutto, l’Eurotower valuta il debito italiano come “cash good collateral”, ovvero garanzia eligibile per i programmi di finanziamento, ordinari e straordinari. Quindi, le banche fanno le brave con il governo Monti, che come sempre continua a tutelarle, gli tengono basso lo spread così a Bruxelles sono contenti e nel frattempo si abbuffano di carta emessa dal Tesoro per farsi finanziare dalla Bce e imbellettare bilanci e cap ratio. Ecco la “manina”, anzi la “manona” giustamente evocata da Renato Brunetta.

E ora veniamo al secondo asino che casca, ovvero il sentiment che la politica ultra-espansiva della Banca centrale giapponese ha instaurato sul mercato obbligazionario. Ma cosa stanno combinando a Tokyo? «Quanto sta facendo la Bank of Japan sarà ricordato nei libri di storia come uno spartiacque nell’azione delle banche centrali»: non ha dubbi Stephen Jen della SLJ Partners nel descrivere il gigantesco programma di allentamento quantitativo posto in essere dalla Banca centrale nipponica, un’operazione che vedrà la base monetaria passare dal 29% al 56% del Pil entro il 2014 e l’acquisto mensile di bonds per 7,5 triliardi di yen (circa 60 miliardi di euro), oltre il triplo di quanto messo in campo dalla Fed. Inoltre, le scadenze saranno spalmate su 40 anni, chiudendo una stagione di cap a tre anni durata per oltre una decade. Per Tim Congdon dell’International Monetary Research, «si tratta di una somma enorme, qualcosa che può scatenare l’economia se la BoJ compra bonds dalle società assicurative ed espande la massa monetaria del 10% entro l’anno prossimo». Insomma, Tokyo è pronta a tutto per raggiungere l’obiettivo di inflazione al 2% entro i prossimi due anni. E per far deprezzare lo yen sul mercato dei cambi.

Per Hans Redeker di Morgan Stanley, «il pacchetto è abbastanza d’impatto per rompere l’Endaka - lo yen forte - una volta per tutte. Il carry trade sta per entrare in azione su larga scala. I fondi istituzionali giapponesi abbasseranno i loro hedge valutari dal 70% a una ratio più normale del 35%, liberando qualcosa come 1 triliardo di dollari di prestiti all’estero». Di più, «questa è una gigantesca macchina da reddito fisso. I giapponesi, infatti, non comprano equity o real estate, solo obbligazioni e penso che faranno un pensierino a mercati della periferia dell’eurozona come Italia e Spagna». Ci sono poi i risparmi di casalinghe e anziane - la cosiddetta, mitica “Miss Watanabe” -, pronti a portare all’estero un altro triliardo di yen in cerca di rendimenti, esattamente come accadde nel ciclo 2003-2008, anche se la tensione con la Cina e la minaccia della Corea del Nord, oltre ad alcuni investimenti islandesi non certo andati a buon fine, potrebbero riportare gli investitori nipponici a maggiore cautela, questa volta.


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