BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 2. Il doppio "bluff" che illude l’Italia

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Certo, i rischi non mancano, primo quello di un misunderstanding con i mercati, i quali potrebbero pensare che la BoJ stia stampando moneta per coprire i deficit fiscali del Paese: in quel caso, i rendimenti potrebbero schizzare. Oppure il rischio di un trappola britannica, ovvero inflazione che sale ma salari al palo, quindi una contrazione nelle entrate reali e nel potere d’acquisto. Ma nel breve, è l’Europa a pagare il conto, visto che oltre a non aver messo in campo alcuna misura per contrastare la restrizione del credito in Italia e Spagna, ora la Bce è preoccupata per una sopravvalutazione dell’euro, «l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Europa», sottolinea Hans Redeker. Anche perché da luglio dello scorso anno, l’euro si è già apprezzato del 32% sullo yen, fornendo un assist agli esportatori giapponesi rispetto ai rivali europei. Un report interno della Ford, lo scorso mese, metteva in guardia dalla possibilità che l’intero mercato europeo dell’auto possa essere a breve colonizzato dai produttori giapponesi. Insomma, una bella pietra tombale per l’economia Ue.

Ma restando all’Italia, siamo sicuri di poter contare sul clima da festa obbligazionaria innescata dal gigantesco azzardo del Giappone? I giapponesi compreranno davvero bond italiani e spagnoli, sostituendosi al mercato e alla Bce o faranno come cinesi e russi, ovvero annunceranno interesse per l’acquisto, salvo poi comprare tonnellate d’oro? E se la Fed, come pare probabile, non potrà continuare ancora a lungo con la sua politica di tassi a zero e dovrà alzarli, ancorché gradualmente, siamo sicuri che resterà l’appetito per le obbligazioni, col rischio che il combinato tassi-inflazione se ne mangi i margini di profitto e si inneschi una correzione? Per quanto, poi, le banche italiane potranno continuare a comprare obbligazioni italiane e la Bce accettarle come collaterale, soprattutto con l’approssimarsi del voto di settembre in Germania che vede il 24% dei tedeschi propensi a votare per il partito anti-Ue e anti-euro “Alternativa per la Germania”?

Tanto più che proprio ieri la Commissione Ue è tornata a mettere l’accento sulle debolezze italiane, sottolineando la perdita di competitività dell’economia, il forte indebitamento dello Stato e soprattutto la fragilità del settore bancario. Il giudizio, contenuto in un rapporto sugli squilibri macroeconomici nell’Unione, induce l’esecutivo comunitario a definire «consistente il rischio di un potenziale contagio economico e finanziario della crisi italiana al resto della zona euro, nel caso di un ritorno delle tensioni sui mercati». Per la Commissione, le banche italiane sono oberate da «uno stock importante di sofferenze creditizie» che contribuisce a un costo del denaro più elevato di quello che dovrebbe prevalere, tenuto conto dei tassi d’interesse ufficiali. Comprare Bot e Btp come non ci fosse un domani è forse la risposta a queste criticità?

Inoltre, un altro Paese sta per mettersi in coda con il cappello in mano di fronte alla troika. L’altro giorno la Slovenia ha piazzato sul mercato solo 56 milioni di euro dei 100 preventivati per un’emissione obbligazionaria a breve e dalle banche arrivano scricchiolii sinistri. Guardate questo grafico: ci mostra i non-performing loans, ovvero le sofferenze bancarie sui prestiti, degli istituti sloveni. La media è del 14%, ma per le banche più grandi e controllate dallo Stato eravamo già oltre il 30% alla fine del 2012, quindi oggi potremmo già avvicinarci al 35%. Serve almeno una ricapitalizzazione da un miliardo e anche abbastanza in fretta, visto che il cds della Slovenia è al massimo da sei mesi. E la bomba comincia a ticchettare. Sperate pure nel Giappone.

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.