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FINANZA/ I due "schiaffi" all’euro che mettono a terra l’Italia

Pubblicazione:sabato 13 aprile 2013

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Weimar è una città della Turingia, in Germania, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nel 1919, fu sede di un Congresso nazionale riunito per redigere una nuova Costituzione risultato della sconfitta nella guerra e dei moti sociali della seconda metà del XIX secolo. Quel periodo tra il 1919 e il 1933, anno di ascesa del partito nazionalsocialista, è chiamato Repubblica di Weimar ed è ricordato come un periodo di dramma sociale ed economico che ha consegnato il Paese nelle mani di Hitler.

La Germania smise di pagare alla Francia ciò che era stato imposto per la sua sconfitta in guerra nel 1923, la Francia occupò la Ruhr (regione tedesca ad altissima produttività), gli operai tedeschi entrarono in sciopero, la produzione nazionale crollò, lo Stato continuò a pagare gli stipendi immettendo nuova moneta. Il risultato fu il raggiungere la vetta del processo inflattivo iniziato con l’abbandono della convertibilità aurea del marco nel 1914 e la spesa per l’attività bellica. L’inflazione era superiore al 600% annuo e il Marco, svalutato un milione di milioni di volte, veniva stampato su banconote che avevano un valore sino a centomila miliardi!

Questo ci aiuta a capire perché i pronipoti dei banchieri della Bundesbank hanno la fobia dell’inflazione e perché Weidmann (Governatore della Bundesbank) si sia opposto con tutte le sue forze alla politica estremamente accomodante di Draghi e le sue iniezioni di liquidità nel sistema. A oggi possiamo dire che Weidmann e Angela Merkel sono stati troppo ansiosi perché tutta questa marea di liquidità si è fermata alle banche, non arrivando all’economia reale e quindi lasciando tranquillo l’indice dei prezzi.

La Bce, come la Fed, ha “monetizzato il debito”. Sebbene gli amanti del bull market desideravano e speravano in ulteriori acquisti da parte della banca centrale, sebbene gli amanti del “mi piace vincere facile” speravano addirittura nell’emissione dei bond europei prima di avere una vera unione politica e una unione fiscale europea, gli acquisti dei bond governativi da parte della Bce sono sotto gli occhi di tutti. Annoverando tra gli acquisti della Bce anche quelli operati per mano delle banche grazie ai soldi prestati dall’Eurotower stessa, si arriva a quantità di denaro immesse nel sistema tanto grandi da non essere spesso quantificabili. Solo la seconda tranche del piano di prestiti alle banche a tre anni, chiamato Ltro, ammontava a 500 miliardi di euro. Questo non ha smosso l’inflazione e ha supportato (anche) i titoli governativi tedeschi a prezzi così alti da avere un rendimento minimo (oggi all’1,26% sul 10 anni) che non ripaga neanche lontanamente l’inflazione (con tutta la gioia del Tesoro tedesco che riduce la spesa per gli interessi).


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