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FINANZA/ 1. Altro che Merkel, è la Francia il vero nemico dell'Italia

Angela Merkel e Francois Hollande(Infophoto) Angela Merkel e Francois Hollande(Infophoto)

Tuttavia tale strapotere non cade dal cielo. Dalla nascita della moneta unica sono state introdotte in Germania profonde riforme, culminate nel 2004 con gli interventi promossi da Schröder sul mercato del lavoro (le cosiddette leggi Hartz III e IV). Riforme che hanno significativamente innalzato la produttività del lavoro (dunque la competitività) e portato quello Stato, un tempo “il malato d’Europa”, a scoppiare oggi di salute. In qualche modo il paradiso finanziario di oggi è stato conquistato a prezzo del purgatorio di ieri. L’Italia ha invece vissuto il suo ingresso nell’euro quale approdo nella “contrada di Bengodi”. Luogo nel quale era possibile far vivere di rendita un Paese piegato dal fardello del debito e che cresceva la metà in media della zona euro (nota area di crescita anemica nel mondo).

Tale colpevole inazione, in un’epoca di profondi rivolgimenti sul piano internazionale che hanno messo il Paese fuori gioco in molti segmenti industriali, ha avuto quale sottofondo, per la gran parte degli ultimi 12 anni (circa 8), il suono gentile del piffero. Perché il non fare o il costruire l’agenda politica secondo ciò che la sondaggista di fiducia addita quali “desiderata” collettivi è stato parte delle strategie per l’acquisizione e la gestione del consenso. Gli interessi arroccati nelle corporazioni non si sono toccati, la spesa corrente è stata fatta crescere a ritmi superiori del Pil (fonte Banca d’Italia), evasione e corruzione non sono state debitamente aggredite (anche culturalmente) quali zavorre sulla crescita del Paese e via discorrendo sul crinale delle scelte “comode”.

Ma si è fatto di peggio. L’ingresso nell’euro ha prodotto risparmi imponenti sulla spesa per interessi sul servizio del debito. Risparmi variamente calcolati e invero con oscillazioni importanti date le variabili in gioco. Quel che però è certo è che siano tali risparmi in parte dovuti al declino generalizzato dei tassi d’interesse del periodo, siano o meno misurabili con esattezza, hanno prodotto economie di spesa dell’ordine di grandezza di molti miliardi di euro per anno (secondo taluni 60 nominali). Se tali risparmi, dal 1996 a oggi fossero stati messi per metà nel salvadanaio dell’abbattimento del debito e per l’altra metà nell’istruzione e nella ricerca, oggi l’Italia, seconda potenza manifatturiera in Europa, guarderebbe la Germania dritta negli occhi.


COMMENTI
14/04/2013 - commento (francesco taddei)

e come si concilia tutto ciò con uno stato che sta appieno nel mercato europeo ma fuori dalla moneta, dal fondo salva stati e da qualsiasi ipotesi di bilancio comune ma fermamente decisa a rimanere dentro al mercato che si chiama gran bretagna?

 
14/04/2013 - FINALMENTE IL CORAGGIO DI ANDARE CONTROCORRENTE (Amal Baghdadi)

GRANDE ARTICOLO, DATI ALLA MANO, CI COSTRINGE A GUARDARCI ALLO SPECCHIO COME POPOLO.