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FINANZA/ 1. Altro che Merkel, è la Francia il vero nemico dell'Italia

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Angela Merkel e Francois Hollande(Infophoto)  Angela Merkel e Francois Hollande(Infophoto)

Durante la caccia alle streghe dei secoli XVI e XVII tutti sapevano, in cuor proprio, che l’origine di tutti i mali non era ascrivibile alle malcapitate creature. Esiste tuttavia un automatismo umano, ben noto agli psicologi con il nome di meccanismo del “capro espiatorio”, che porta a preferire l’individuare “colpevoli” esterni e lontani dalle proprie condotte, dal fare i conti con le nostre colpe individuali e collettive. Deve essere questo il motivo per cui un Paese intero (più di uno invero) ha cominciato a dare la caccia alle strega Merkel quale incarnazione del male che si è abbattuto sull’Europa.

Per carità, le terapie pro-cicliche e recessive propugnate hanno avuto, nel breve, peggiori effetti di una mela avvelenata. Ed è un dato di realtà che la Germania stia letteralmente cannibalizzando i suoi partners europei più in difficoltà. La ragione fondamentale è uno strapotere nel campionato europeo della competitività. Le altre presunte cause sono in realtà effetti, inclusa, secondo i più accreditati e lucidi centri di analisi economica, la crisi dei debiti sovrani, acuita e conclamata proprio da questi evidenti squilibri interni nell’area euro. La Germania nel 2012, anno di domanda mondiale fiacca, ha segnato un surplus commerciale di 188 miliardi di euro, il secondo più alto negli ultimi sessant’anni. L’export ha toccato il record di 1.097 miliardi di euro. Il surplus delle partite correnti, secondo i dati di alcune banche di affari, dovrebbe aver raggiunto il 6,3%, dal 5,6% del 2011 (fonte Il Sole 24 Ore).

Questi dati partono da lontano. Da un mostruoso recupero della forza di penetrazione sui mercati mondiali. Osservando la dinamica di uno dei principali indicatori di competitività internazionale elaborati dall’Ocse, il tasso di cambio effettivo reale basato sui costi del lavoro per unità di prodotto, si riscontra che per paesi come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, c’è stata una costante perdita di competitività dall’introduzione dell’euro. Più grave, tra le altre, la situazione dell’Italia, dove il tasso di cambio effettivo reale si è apprezzato di ben 35 punti percentuali dal varo della moneta unica. Alla fine del 2011 questi numeri erano impressionanti: 10 punti percentuali per il Portogallo, 20 per la Grecia (dato riferito al 2010), 30 e 50 rispettivamente per Spagna e Italia (fonte lavoce.info). È come se la Germania avesse svalutato il suo cambio con l’Italia dal 2001 a oggi del 50%. Risultato, in un area di cambio fisso: è come avere il Real Madrid che gioca in serie B o Varenne che corre coi ciuchi.



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COMMENTI
14/04/2013 - commento (francesco taddei)

e come si concilia tutto ciò con uno stato che sta appieno nel mercato europeo ma fuori dalla moneta, dal fondo salva stati e da qualsiasi ipotesi di bilancio comune ma fermamente decisa a rimanere dentro al mercato che si chiama gran bretagna?

 
14/04/2013 - FINALMENTE IL CORAGGIO DI ANDARE CONTROCORRENTE (Amal Baghdadi)

GRANDE ARTICOLO, DATI ALLA MANO, CI COSTRINGE A GUARDARCI ALLO SPECCHIO COME POPOLO.