BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Così una nuova lira può salvare l’Italia

FotoliaFotolia

Ora facciamo l'ipotesi fantastica che il giorno dopo, il 2 giugno, ci svegliamo con una moneta svalutata del 50%, perché nella notte la speculazione si è scatenata, svalutando la nostra moneta. Prima domanda: svalutata rispetto a che? Perché la svalutazione non è un termine assoluto, la svalutazione è un rapporto. Facciamo i casi estremi: immaginiamo prima una svalutazione del 50% rispetto all'euro. E cosa vorrà dire? Vuol dire che non è detto che vi sarà una svalutazione rispetto al dollaro. E vorrà dire che tutti quei paesi dell'area euro che vendevano in Italia, in primis Germania e Francia, non venderanno più un tubo, poiché i loro prezzi saranno improvvisamente rincarati del 50%. Quindi in Italia esploderà positivamente il mercato interno, ma solo per le aziende Italiane che producono in Italia.

Tanto per fare un esempio, le automobili Fiat prodotte in Italia saranno convenienti come sempre per il mercato interno, ma nello stesso mercato saranno impossibili da acquistare le automobili tedesche o francesi, così come le Fiat prodotte in stabilimenti europei (tutte queste dovranno pagare i propri operai in euro). Al contrario, i nostri prodotti saranno convenientissimi da acquistare all'estero. La prima conseguenza, facile da prevedere, sarà un boom dell'occupazione italiana.

Ancora un tassello: se abbiamo una svalutazione rispetto all'euro, cioè l'euro avrà una forte rivalutazione rispetto a tutte le altre monete, questo deprimerà pesantemente le esportazioni di chi ha quella moneta e nel contempo favorirà sui mercati internazionali proprio le aziende italiane, favorite dalla minore concorrenza delle altre aziende europee. Con una rivalutazione del 50% sul dollaro, il cambio euro/dollaro arriverebbe a circa 1,90. Le aziende dell'area euro rischierebbero di non vendere più nemmeno un chiodo all'estero. Ma veniamo al caso opposto, alla seconda ipotesi. La nostra moneta si svaluta del 50% rispetto sia all'euro che al dollaro. Si mantengono valide tutte le considerazioni svolte in precedenza: aziende italiane favorite sia sul mercato interno che nelle esportazioni in area euro. A questo si aggiunge anche un enorme vantaggio competitivo verso tutte quelle imprese che utilizzano il dollaro, verso il quale ci siamo svalutati. Quindi convenienza quasi raddoppiata.

L'altra faccia della medaglia sarebbe però, secondo il pensiero comune oggi dominante, il fatto di dover pagare in carissimi dollari una serie di beni indispensabili per la nostra economia. E il pensiero suggerito è subito quello del petrolio. E se aumenta del 50% il petrolio, di conseguenza aumenteranno del 50% pure la benzina e il gasolio, e poi aumenteranno di fatto tutte le merci (tutte le merci devono essere trasportate!) e quindi avremo un'inflazione pazzesca. Bel ragionamento, sembra non fare una grinza. Invece, già al primo tassello non ci siamo. Noi tutti consumiamo benzina, non petrolio. Importiamo petrolio, lo raffiniamo in loco e poi consumiamo benzina. La raffinazione è un costo italiano, fatto nella svalutatissima moneta nazionale. E poi ci sono le tasse, pesantissime, al 60% del costo del carburante. Il costo industriale della benzina è, secondo l'Osservatorio Prezzi del Ministero dello Sviluppo Economico, di 0,74 euro al litro. Vuol dire che oltre un euro al litro sono di tasse. Ma la componente di costo del solo petrolio, compreso nei 0,74 euro al litro, si aggira sui 0,50 euro al litro. Questa è la parte che dovremmo pagare con la nostra moneta svalutata. Vuol dire che, anche con un aumento del 50%, avremmo un aumento di 0,25 euro al litro e quindi (a parità delle altre componenti) un aumento percentuale inferiore al 15% (sul prezzo di 1,780 rilevato dall'Osservatorio Prezzi citato).


COMMENTI
15/04/2013 - è questione di attributi! (LUCIANO VIGEVANO)

trovo ottimissimo l'articolo e trovo assurdo che non si capisca, o si finga di non capire, il vero metamessaggio che vuole trasmettere: Signori che andate ai tavoli internazionali a trattare con i "nemici" (una volta si facevano le guerre in armi, oggi molto più subdolamente, così!), invece di andare regolarmente con i pantaloni già slacciati, mettete sul tavolo gli attributi ... almeno quelli che questo bellissimo articolo vi dà.... in omaggio. LUCIANO VIGEVANO

 
14/04/2013 - idealismo e realismo (Santino Camonita)

Ringrazio innanzitutto il dott G.Passali di aver preso spunto da un mio commento per scrivere il presente articolo.Detto ciò però permangono in me dubbi su alcune"teorie economiche" proposte dall'autore,e forti obiezioni a passaggi a mio avviso "forzatamente azzardati".1)Se le cose stanno così,non dovremmo aspettare neanche un nanosecondo per uscire dall'euro e tornare alla moneta nazionale,giacchè l'abbandono dell'euro ci farebbe improvvisamente tutti più ricchi e benestanti,ma sorge spontanea la fatidica domanda:ma allora che ci siamo entrati a fare nella moneta unica?Mi pare di ricordare che tutti,e dico tutti eravamo ben contenti di questa svolta epocale a tal punto che qualcuno,io non di sicuro,non so Lei,brindava con lo Champagne.Mortadella, parlava di “una nuova epoca”.Ciampi: “Un grande segno di pace”.Monti"Questa moneta unica europea è una moneta davvero unica".Ma se le cose stavano questi signori hanno giocato a monopoli sulla nostra pelle.2)Ammesso che la sua teoria funzioni,chi garantisce che ci sarà un“governo in carica che stabilirà il ripristino della sovranità monetaria,e farà una legge speciale a garanzia dei debitori”? 3)Cosa vuoi che sia la rata del mutuo,a confronto del sacrificio compiuto dagli italiani per conquistare la libertà?C’è in gioco la nostra libertà e vogliamo parlare della rata del mutuo?Giusto,ma gli idealismi non sono il mio forte,ma da questo momento lotterò per essi..e la rata del mutuo? Che sciocco…da domani ci penserà Lei!Saluti

 
14/04/2013 - Nuova lira (Diego Perna)

Mi piace molto il suo articolo, e spero sia letto anche da chi fa politica, in Italia e in Europa. Non posso però non vedere come la maggior parte di politici e intellettuali vivano alla corte dei re, e ne traggano benefici e compensi, il potere infatti assolda intelligenze per difendere e promuovere se stesso e lo fa in tutti i modi possibili. Poi ,c' é da dire che chi ha visibilitá mediatica potere e qualche euro, difficilmente vorrá rinunciarvi per far ritornare la speranza e il desiderio ai popoli e alla gente, ma continuerá a cercare di convincere se stesso che sta facendo qualcosa di buono, o anche solo ricostruire qualche centinaia di posti di lavoro, difendendo l' operato dei vari Monti, ma anche di Berlusconi e ora anche dei Saggi perché bisogna essere realisti o comunque è l' Europa che ci chiede di sacrificarci al cambiamento epocale che porterá pace e prosperitá quasi fosse il nuovo dio, e l'euro ne è uno degli aspetti che deve essere anche culturalmente tutelato, e se di tanto in tanto qualcuno si suicida o é il prezzo da pagare, oppure era depresso per conto suo. A me piace pensare che non sia soltanto Lei ad avere ancora la speranza che giá una soluzione alla crisi di imprese e famiglie possa essere il ritorno alla nostra sovranitá monetaria, ma vedo che nessun altra autorevole, se ce sono, voci di questo giornale, credono lontanamente a un ritorno alla lira, anzi la strada della finanza, anche cosí com' è sembra essere privilegiata. Grazie Buona Domenica