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FINANZA/ I 20 miliardi che fanno tremare la Francia

Pubblicazione:lunedì 15 aprile 2013

Francois Hollande (Infophoto) Francois Hollande (Infophoto)

A quel punto, l’ottimismo dalle parti dell’Eliseo deve essersi ridotto di molto: il 70% dei prestiti strutturati agli enti locali era riconducibile a Dexia, ormai statalizzata, oppure al portafoglio di titoli Dexia ceduti allo Stato. La quota restante era principalmente a carico della Banque postale, altro operatore pubblico. Sommando le perdite potenziali direttamente riconducibili allo Stato, la cifra si aggira dunque sui 20 miliardi di euro, dieci volte tanto l’importo stimato dal ministero delle finanze al momento di avventurarsi nel salvataggio di Dexia.

Il resto è cronaca di queste ore. Per il Presidente della Repubblica, lo spazio di manovra è ormai ridotto a qualche dichiarazione di circostanza nella speranza - o illusione, per chi non condivida l’ottimismo di chi calca i corridoi governativi - che le nubi tossiche passino oltre senza fare dell’Eliseo e del suo inquilino il parafulmine di tutta la vicenda. I motivi per cui il cortocircuito Dexia-enti locali è sostanzialmente un affare presidenziale sono tre e davvero rendono le prossime mosse tutt’altro che scontate.

Per prima cosa, l’affare non può più essere derubricato a semplice problema di amministrazione locale: all’epoca dei fatti di Saint-Denis, infatti, Presidente della Provincia era Claude Bartolone, oggi Presidente dell’Assemblea Nazionale su investitura dello stesso Hollande. Come molti ricorderanno, la carica fu al centro di una soap opera senza precedenti per le cronache d’Oltralpe: la presidenza, infatti, era stata promessa alla ex-consorte Segolene Royale, quando un tweet velenoso dell’attuale compagna di Hollande, Valérie Trierweiler, rovinò i piani del neoeletto Presidente e Bartolone la spuntò grazie a un profilo super partes, evitando ulteriori strascichi alla vicenda. Screditare una tale nomina, per di più frutto di un sofferto compromesso familiare e di partito, darebbe un altro colpo agli assetti di governo e rischierebbe di rompere il già fragile equilibrio tra le fronde interne alla compagine socialista.

Il secondo motivo è che i soldi in gioco sono tanti - secondo certi analisti finanziari, troppi - e gli schemi contabili con cui la Ragioneria di Stato proverà a districarsi al momento di consolidare debiti e perdite rischiano di far accendere i fari di Bruxelles su conti che prudenza consiglia di gestire con massima discrezione. E anche qui, l’unico capace di districarsi tra procedure europee e l’intransigenza di Berlino è solo l’Eliseo.

Ma è il terzo motivo, quello più insidioso. Per una facile soluzione del caso, basterebbe disconoscere l’operato del tribunale di Nanterre e richiamare tutti all’ordine in nome della ragion di Stato. Ma il numero di enti locali in dissesto cresce e la soluzione di Nanterre semplifica la vita a più di un amministratore pubblico, tanto che il Sindaco di Saint-Etienne, presidente e porta-voce della neo-costituita associazione “Operatori pubblici contro i titoli tossici” ha dichiarato che gli enti locali non pagheranno “un conto [...] la cui responsabilità è delle istituzioni finanziarie”.

Al Sindaco di Saint-Etienne ha fatto eco il nuovo Presidente della provincia di Saint-Denis: “Ora lo Stato scelga da che parte stare, con le banche o con gli enti locali”. Per il Presidente della Repubblica che in campagna esordì affermando “Il mio vero avversario è il mondo della finanza” la scelta di campo non è più così scontata.



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