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FINANZA/ 1. Le tre "ipoteche" di Draghi sul nuovo Presidente della Repubblica

Pubblicazione:giovedì 18 aprile 2013

Mario Draghi (InfoPhoto) Mario Draghi (InfoPhoto)

Per affrontare il terzo punto, si stanno cercando vari strumenti, vere e proprie scorciatoie. In Italia si parla di un fondo ad hoc per le piccole e medie imprese, cioè quelle che hanno maggiori difficoltà a emettere proprio strumenti di debito. Ma inutile nascondersi che il problema ha carattere più generale. Luigi Guiso e Guido Tabellini su Il Sole 24 Ore stimano che le imprese italiane nei prossimi tre anni dovranno investire 150 miliardi di euro: ben che vada dalle banche potranno arrivarne una sessantina. Come trovare gli altri novanta? Lo stesso quotidiano della Confindustria ha lanciato l’idea di un super fondo che canalizzi le grandi risorse che esistono fuori dalle banche; sarebbero addirittura 800 miliardi, pari alla ricchezza di tutti gli investitori istituzionali: assicurazioni, fondi pensioni, fondazioni, private equity.

La cifra fa impressione, ma vanno fatte un po’ di distinzioni. Intanto, le fondazioni oggi come oggi impegnano i loro quattrini nelle banche: è da lì che arriva il grosso se vogliamo che il sistema creditizio si rafforzi e aumenti la propria dotazione di capitale. Altrimenti, dovrebbero intervenire le assicurazioni, i fondi o altri di quegli investitori istituzionali che si vuole invece utilizzare per le piccole industrie. Insomma, le risorse sono quelle: o vanno da una parte o dall’altra.

Non solo. Non bisogna dimenticare che lo Stato si finanzia emettendo titoli i quali a loro volta vanno nelle banche, nelle assicurazioni, nei fondi. Restano nei loro portafogli o passano in quelli dei privati. In ogni caso è un’altra fetta di ricchezza già impegnata, una fetta crescente perché dalla crisi del 2011 in poi il debito italiano si è rinazionalizzato (oggi due terzi sono in mano a italiani). Insomma, in una situazione stagnante, finanziare il debito pubblico genera un effetto spiazzamento. Non si può nemmeno mettere tutto sulle spalle della Cassa depositi e prestiti. Le sue risorse sul piano degli investimenti in equity, sono pressoché tutte impegnate. Può fare ancora dal lato del debito, ma non tanto in termini di interventi nelle imprese.

Draghi dice che è molto, molto difficile trovare un escamotage: nessuno strumento finora ha funzionato, nemmeno il Funding for Lending della Banca d’Inghilterra. Comunque, annuncia di essere pronto a muoversi “a 360 gradi con strumenti non convenzionali”. A suo parere, infatti, una riduzione dei tassi di interesse non ha nessuna efficacia, il costo del denaro è già basso e le banche possono indebitarsi all’1% presso la Bce. Dunque, la banca centrale potrebbe acquistare direttamente strumenti finanziari emessi dalle imprese come fa la Fed, la quale tra l’altro ha ridato respiro al mercato immobiliare acquistando bond simili alle vecchie cartelle fondiarie italiane. Un’esperienza da analizzare, anche perché non viola i compiti stabiliti dal trattato.


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