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FINANZA/ 1. Le tre "ipoteche" di Draghi sul nuovo Presidente della Repubblica

Mario Draghi (InfoPhoto) Mario Draghi (InfoPhoto)

Bisogna mettere in campo tutta l’immaginazione e l’energia necessarie per uscire da questa trappola e trasformare il denaro che circola nel mondo come un ectoplasma in investimenti produttivi. E tuttavia, ancora una volta, non ci sono vie d’uscita laterali, non esistono porte di servizio.

La complessità della situazione e le novità introdotte nei gangli di funzionamento del sistema, richiede di esaminare in profondità e senza pregiudizi le politiche economiche europee e il funzionamento del sistema monetario. Anche a costo di rivedere i trattati. Tutti, a cominciare da quello di Maastricht, sono stati concepiti in epoche storiche diverse e sono ormai vecchi. I due parametri fondamentali, il rapporto debito/Pil al 60% e il deficit al 3% che non hanno mai avuto un valore scientifico, oggi sono delle bussole verso il nulla. Dunque, vanno tarate in modo diverso. La stessa banca centrale non può avere in modo esplicito come suo obiettivo la crescita sullo stesso piano della stabilità, non come sua subordinata.

Vasto progetto, certo. Ma attenzione, non è poi così lontano. Il dibattito elettorale in Germania ha messo al centro proprio la revisione dei trattato, anche grazie al successo di Alternative für Deutschland, la nuova formazione euroscettica. Ancora una volta, così, per pavida difesa dell’ortodossia si rischia di essere spiazzati da attacchi che vengono non dall’esterno ma dal cuore stesso dell’establishment europeo.

E intanto? Come tirar fuori quei 90 miliardi? Qui il discorso ci porta dritti dritti dall’economia alla politica e dall’Europa in Italia. Aiuto. Ma siccome non possiamo alzare bandiera bianca, occorre che il nuovo Presidente della Repubblica non si limiti a dare un incarico pur di risolvere nel breve tempo possibile lo stallo: tipo, o Bersani ce la fa o facciamo le elezioni. No, dovrà cercare una personalità in grado di dare ragionevoli garanzie di riuscita e indicargli anche la rotta. Può anche consegnare al nuovo governo i due ponderosi dossier preparati dai dieci saggi di Napolitano, ma sottolineando con un evidenziatore rosso che la prima cosa da fare è spezzare quei tre colli di bottiglia e far sgorgare il denaro liquido verso il basso.

Quanto alle banche, essendo parte rilevante del problema, non possono diventarne nello stesso tempo la soluzione. Tuttavia, non cerchino alibi. Senza ritorni a dirigismi d’altri tempi, le autorità monetarie e politiche non possono non esigere uno sforzo straordinario in termini di efficienza, consolidamento e risorse da convogliare verso le imprese e le famiglie.

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