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FINANZA/ 2. Campiglio: il Giappone svela gli "altarini" di Merkel e co.

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Se uno guarda le vicende europee recenti, la distinzione tra debito domestico interno e debito estero non è più così chiara. Nel caso della Grecia, il debito pubblico è denominato in euro. Poiché la Grecia è parte dell’Eurozona, dovremmo considerarlo debito domestico. Sennonché nel caso della Grecia, dove il rapporto debito/Pil è del 152%, il 20% del debito è in mano a residenti greci e l’80% a investitori esteri. Il Giappone, che ha un debito pubblico superiore al 200%, ha una minore vulnerabilità della Grecia.

 

Che cosa dimostrano le “eccezioni” di Grecia e Giappone?

Il debito è un indicatore aggregato importante, ma da solo non basta a definire il grado di stabilità finanziaria di un Paese. Gli indicatori di vulnerabilità sono più articolati e sofisticati, e quindi può succedere che un Paese che teoricamente ha un rapporto debito/Pil relativamente ridotto, poi per altri fattori risulti molto instabile. Di queste ricerche accademiche, spesso i policy maker scelgono quei risultati che sono più congeniali a impostazioni già stabilite in precedenza. In linea di principio dovrebbe esserci la ricerca accademica che sostiene le decisioni della politica monetaria. A volte accade però il contrario.

 

E quindi?

Quando si tratta di intervenire su specifici paesi come il Giappone, o su gruppi di Stati come quelli dell’area euro, la questione diventa differente, perché in quel caso la storia di ciascuna nazione conta moltissimo. Ne è un esempio il dibattito sul moltiplicatore fiscale dell’austerità, e a seconda di quanto sia il suo numero vero le politiche di rigore funzionano oppure sono un disastro.

 

(Pietro Vernizzi)

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