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Economia e Finanza

REDDITOMETRO/ È contro la Costituzione, ma lo Stato non lo cambia

Il redditometro introdotto dal governo viola il diritto alla privacy perché, spiega LUIGI BIZIOLI, esamina alcune spese che riguardano la sfera più intima della vita del cittadino

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Il redditometro viola i diritti previsti dalla Costituzione e quindi deve essere disapplicato. Lo ha stabilito la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia, con una sentenza depositata giovedì dalla seconda sezione. Un contribuente si è opposto a due avvisi di accertamento emessi per gli anni 2007 e 2008, e si è visto dare ragione. Ilsussidiario.net ha intervistato il professor Gianluigi Bizioli, Professore Associato di diritto tributario presso la Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Bergamo.

Qual è la novità introdotta da questa sentenza nel dibattito sul redditometro?

Questa sentenza non introduce alcuna novità, perché riproduce quanto già stabilito dal Tribunale di Napoli di qualche mese fa. I magistrati partenopei avevano dichiarato che il decreto sul redditometro è in contrasto con il diritto alla privacy, e quindi con i diritti fondamentali degli articoli 13 e 14 della Costituzione. Il contribuente era obbligato non solo alla tenuta di tutta la documentazione relativamente a ciascuna delle spese che affrontava, ma soprattutto il fisco aveva un potere di controllo di tutte le spese effettuate dal cittadino.

E quindi?

Ciò appariva in contrasto con il diritto alla privacy che emergeva dalla carta costituzionale. La Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia ha riproposto questi argomenti, sostenendo che il redditometro non è applicabile perché c’è una violazione della privacy, e dunque di un diritto della persona fisica. Ha inoltre aggiunto che c’è un diritto di difesa da parte del contribuente nei confronti di controlli troppo invasivi. L’elemento innovativo, rispetto all’intera giurisprudenza tributaria precedente, è il conflitto tra il potere di accertamento del Fisco e il diritto del contribuente alla propria privacy nella scelta delle spese da effettuare.

In che senso il redditometro violerebbe la privacy?

Il redditometro prende in considerazione molte spese del contribuente, le quali spesso riguardano la sua sfera squisitamente privata. Si va dai medicinali agli importi per le prestazioni sanitarie alle vacanze, coinvolgendo molti settori privati della vita del cittadino. Si dice quindi che il redditometro è invasivo perché gli occhi del Fisco arriverebbero in ogni dove della vita della persona ledendo la sua privacy.

Queste sentenze valgono solo per i singoli casi o per tutti i contribuenti?