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Economia e Finanza

FINANZA/ Il Napolitano-bis non salva ancora l’Italia dal "tonfo"

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Per l’anno prossimo, che è proprio quello per il quale si deve fare un documento programmatico di riforme, nelle stime dello stesso Def il Pil è stagnante, e lo sarà per tutti gli anni seguenti (che però sembrano solo proiettati sulla base del 2014). La crescita è dell’1,3%, e rimane sull’1,4% nel triennio successivo. Una crescita, per di più, molto fragile in quanto dipendente dall’andamento dell’export, e dalla capacità dell’Italia di acquisire nuove quote di mercato internazionale (ossia di aumentare la propria competitività). L’occupazione cessa di scendere, ma ristagna. Il tasso d’inflazione è poco sotto il 2%, i consumi privati ristagnano poco sopra l’1% (dopo che, per il secondo anno consecutivo, persino i consumi alimentari sono cresciuti in valore nominale al di sotto del tasso di inflazione), un po’ meglio vanno gli investimenti fissi.

A riguardo è utile sottolineare che da oltre un anno un dibattito sul Fiscal Multiplier (tema apparentemente tecnico, ma carico d’implicazioni di politica economica) sottolinea il rischio che prolungate e rigide politiche di austerità fiscale generino effetti pro-ciclici controproducenti sulla stessa sostenibilità del debito pubblico, nonché conseguenze devastanti sul capitale umano e sul tessuto produttivo del Paese. In Italia, tale dibattito non è stato circoscritto alle università e agli ambienti accademici. Se ne è parlato a lungo in centri di riflessione e studio come la Fondazione Astrid e la Fondazione Ugo La Malfa. Ha trovato anche spazio in documenti del Cnel di “Osservazioni e Proposte” al Parlamento.

Analisi recenti (ad esempio, uno studio di Thomas Herndon, Michael Ash e Robert Pollin dell’Università del Massachusetts, di cui si è parlato anche su queste pagine) confermano questi rischi e suggeriscono che la strada seguita in questi anni (in gran misura sulla base delle analisi di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff sintetizzate nel loro best seller This Time is Different; Eight Century of Financial Folly’ potrebbe avvitarci in una sempre più grave recessione. Economisti di vari Paesi dell’Ue (anche della Germania) hanno proposto percorsi per giungere, gradualmente, a una revisioni dei Trattati (in particolare del Fiscal compact).