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FINANZA/ Il Napolitano-bis non salva ancora l’Italia dal "tonfo"

Pubblicazione:lunedì 22 aprile 2013

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L’eco delle votazioni per la Presidenza della Repubblica - e soprattutto la débâcle della coppia Bersani-Prodi (il secondo non ha molti amici nella capitale americana) - è giunta molto lontano: a Washington dove si svolge in questi giorni la sessione primaverile delle riunioni degli organi di governo del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della Banca mondiale (Bm). Tenendo conto della differenza oraria sono state seguite quasi in diretta durante la riunione preparatoria del 19 aprile e in quella formale dell’International Monetary and Financial Committee della mattina del 20 aprile (orario di Washington - pomeriggio e sera in Italia).

Il 18 aprile, il Managing Director del Fondo, Christine Lagarde, aveva presentato un quadro relativamente ottimista della ripresa dell’economia mondiale, sottolineando come aree in difficoltà (soprattutto l’eurozona) avrebbero ritrovato un passo adeguato nel 2013; in questo contesto, la svolta per l’Italia (da recessione a ripresa) veniva collocata per la fine dell’anno. Le notizie provenienti da Roma, invece di confermare questo scenario, rendevano le prospettive più cupe. Lo stesso Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, presente alla riunione, ha notato come l’instabilità politica non può non avere effetti negativi sull’andamento dell’economia (nonostante la riconferma di Napolitano resta infatti l’incognita sul futuro governo). All’ultima conta (dei 20 maggiori istituti econometrici internazionali), la contrazione del Pil italiano nel 2013 è stimata dell’1,5% - che potrebbe diventare 2% se il quadro politico non si rasserena presto e non si giunge a un Governo solido.

In questo contesto, nella settimana che inizia oggi la Commissione Speciale della Camera deve esaminare il Documento di economia e finanza (Def), recentemente licenziato dal Governo in carica nel quadro degli adempimenti del semestre europeo. Il dibattito sul graduale sblocco dei debiti delle pubbliche amministrazioni alle imprese (seguito nelle settimane scorse su queste pagine) ha chiaramente messo in luce come lo sconfortante andamento dell’economia e la difficile situazione della finanza pubblica pongano il 2013 sul fil di lana in termini di mantenimento dell’indebitamento netto al di sotto del vicolo (3% del Pil) contenuto tanto nel Trattato di Maastricht quanto nel Fiscal compact. In aggiunta, la previsione macroeconomica del Def è particolarmente preoccupante per quanto riguarda il 2014.


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