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BORSA & SPREAD/ Cosa c’è dietro al "brindisi" per il ritorno di Napolitano?

Pubblicazione:martedì 23 aprile 2013

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“Il Re è morto! Viva il Re!”. Lo esclamavano i cortigiani alla morte di un sovrano, non tanto per omaggiare il defunto, quanto per festeggiare il nuovo Re che avrebbe continuato a reggere lo Stato e a garantire la continuità dell’istituzione. Giorgio Napolitano è stato un Presidente più che paternalistico, nonno direi, che ha permesso tanto ai nipotini, anche in deroga alle regole della casa, sino agli stop della Corte Costituzionale. Giorgio Napolitano, nel culmine del pathos della crisi (ma non della sua gravità), mise il suo sigillo su un governo di nomi prestigiosi. La gioia dello status quo fu palpabile, anche di quella parte cacciata da Palazzo Chigi, che più che defenestrata si sentì liberata da un peso che non riusciva evidentemente a gestire.

Sia la parte defenestrata che quella subentrata hanno provato a eleggere come nuovo “Re” dei nomi che avrebbero potuto nuovamente garantire lo status quo. Tutto ciò per buona pace di ogni cittadino che ricordasse il decreto Conso sotto il Governo Amato o l’operato dell’Iri (leggi anche Sme) sotto la guida Prodi. Tutto ciò perché, anche nei poteri relativamente limitati di un presidente, eleggere un garante doc avrebbe potuto creare dei mal di pancia nel Parlamento alle prese con una nuova legge elettorale o una nuova legge sul finanziamento dei partiti. Forse mal di pancia no, ma almeno dei ritardi li hanno temuti, per cui Napolitano è ancora sul colle più alto.

Non ci aspettiamo un rinnovamento, un onda di pulizia sotto ai tappeti di Montecitorio. Non ci aspettiamo un indirizzo a ripulire per lo meno le cose più odiose che la classe politica fa davanti al Paese. Nell’ipotesi probabile di un nuovo “Governo del Presidente”, speriamo che la scelta sia più cauta rispetto a quella di novembre 2011. Nessuno si sarebbe di certo aspettato un disastro come quello messo in atto da Monti e altre alte personalità, che hanno agito nell’interesse degli investitori istituzionali e mai in quello del Paese (non è stata mai approvata una legge per lo sviluppo). Come volevasi dimostrare inizia già a circolare il nome di Amato come Presidente del Consiglio. Proprio l’Amato uomo di fiducia di Craxi, l’Amato che promosse una manovra finanziaria “lacrime e sangue” che non evitò all’Italia la svalutazione della lira, l’Amato che voleva depenalizzare il finanziamento illecito ai partiti e che fu bloccato da Scalfaro. Proprio l’Amato che prelevò forzosamente dai conti correnti degli italiani lo 0,6% dei depositi. Speriamo che le voci siano sbagliate perché sarebbe sgradevole ascoltare le urla di gioia arrivare da Berlino e Bruxelles.


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