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FINANZA/ Gli scricchiolii della Spagna aprono il "quiz" sull’oro italiano

Pubblicazione:martedì 23 aprile 2013

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E non basta. Negli Usa, l’Arizona sta per diventare il secondo Stato dove si potranno usare monete d’oro e argento con valore legale, ovvero accettate per pagamenti. La scorsa settimana, i regolatori dello Stato hanno approvato una legge al riguardo, già in vigore nello Utah dove le monete d’oro della Zecca statunitense, così come quelle di Zecche private e certificate, sono utilizzate come valuta. Oltre una dozzina di altri Stati, inoltre, hanno in corso iter legislativi per giungere a questo status. Il tutto su iniziativa dell’opinione pubblica, la quale non solo ritiene che la Fed non sia in grado di attaccare il deficit federale, ma teme una debase e una svalutazione del dollaro, oltre che il rischio iper-inflattivo sul lungo termine visto l’infinito programma di allentamento quantitativo.

Per Miles Lester, portavoce degli Arizona Constitutional Advocates, gruppo che ha condotto la campagna per la nuova legge, «il dollaro sta per finire. Non è una questione di se ma di quando». Drastico, quasi certamente eccessivo come giudizio, ma come mai Stati notoriamente solidi (non scordiamoci il piano della Bundesbank di rimpatriare l’oro depositato a Parigi e alla Fed di New York) stanno pensando all’oro come alternativa o, comunque, ne tutelano le detenzioni e il valore e in Italia, quarto Paese per riserve al mondo, il dibattito nemmeno è accennato? Dov’è il nostro oro? In Italia o all’estero? E quello depositato all’estero, dov’è? Siamo certi del suo stato di conservazione e della certificazione della quantità? Mi piacerebbe che il prossimo governo, chiunque lo presieda, facesse suoi questi interrogativi.



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