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FAMIGLIE AL DISCOUNT/ Il patto tra genitori e figli per battere la crisi

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Sì, in quanto c’è tutta una platea di giovani e meno giovani che hanno un lavoro precario, a tempo determinato, part time, e hanno una remunerazione bassa o un lavoro discontinuo. Ciò fa sì che si faccia fatica ad avere un reddito sufficiente, per continuare ad avere il livello di benessere e di spesa del passato, e quindi in qualche modo si cerca di ridurre le spese per arrivare comunque a fine mese. A ciò si somma l’effetto psicologico, in quanto diversi padri di famiglia, sapendo che l’azienda per cui lavorano è in difficoltà, pur continuando ad avere un lavoro e un reddito vogliono comunque risparmiare e tengono frenati i consumi. C’è infatti un clima d’incertezza rispetto al futuro, sia a livello personale che a livello dell’azienda e dello stesso sistema Paese, che si trova in una situazione di particolare difficoltà. Vale quindi la pena in qualche modo frenare i consumi per difendere i risparmi che si riescono a ottenere.

 

Questa drastica tendenza al risparmio è anche la conseguenza di una fase pre-crisi caratterizzata da un eccessivo consumismo?

 

Ciò vale per tutti i paesi occidentali, nei quali è prevalso un modello di sviluppo basato sul Pil, e quindi sulla produzione e sul consumo. Si è trattato di un’idea di benessere molto materiale, e ora la crisi economica sta imponendo un cambiamento. Bisognerà vedere se questo cambiamento sarà in grado di proporre un nuovo modello di crescita e di sviluppo, trasformando i comportamenti e facendo sì che l’idea di benessere si leghi a dimensioni molto più ampie. Mi riferisco, per esempio, a forme di benessere e di qualità della vita di tipo relazionale. Non si tratta quindi semplicemente del comprare di più, produrre di più e consumare di più, ma di proporre un modello di sviluppo differente.

 

(Pietro Vernizzi)

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