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FINANZA/ Il piano della Germania per uscire dall’euro

Pubblicazione:giovedì 25 aprile 2013

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Al netto della rielezione di Napolitano, infatti, a mandare in sonno il differenziale di rendimento ci ha pensato la conferma giunta dalle due principali società assicuratrici giapponesi, Nippon Life Insurance e Asahi Mutual Life Insurance, attraverso il Wall Street Journal, della volontà di aumentare nettamente l’acquisto di titoli di Stato stranieri e ridurre quelli domestici. Ma c’è dell’altro. Proprio mentre lo spread sui titoli di Stato spagnoli faceva registrare andamenti più che positivi, il primo ministro iberico, Mariano Rajoy, rilasciava la seguente dichiarazione: «L’economia europea sta e starà peggio di quanto previsto quest’anno, tutte le nazioni dell’eurozona stanno rivedendo le stime di crescita. Sento di dover prendere decisioni difficili per il bene del Paese. Le nazioni dell’Ue devono accettare di cedere sovranità, qualcosa di cruciale per il futuro». Cosa, cosa? Il giorno prima la Merkel quasi impone, parlando a un convegno organizzato da Deutsche Bank, la necessità di cedere sovranità all’Ue in determinate aree di intervento e interesse e il giorno dopo Rajoy, l’uomo che ha sempre negato la necessità di salvataggio per il suo Paese e vede la troika come un esercito invasore, ammette candidamente che il futuro dell’Ue passa per la cessione di sovranità?

Cosa vuol dire? Due cose: primo, il Fmi ha ragione, la Spagna è a un passo dal default e deve ristrutturare il proprio debito, operazione che impone l’intervento della troika. Quindi, per evitare che questa arrivi con la mannaia, si accetta preventivamente di diventare una colonia a sovranità limitata. Secondo, il driver degli acquisti obbligazionari è certamente la massa di liquidità in eccesso proveniente da Usa e Giappone, ma temo ci siano manine europee che stanno guidando nel verso giusto gli spread in questo momento, con la benedizione della Bce. Come dire, qualcosa sta facendo capire a Rajoy che ci sono soggetti che hanno potere di vita ma anche di morte sul suo Paese già ora, quindi gli conviene accettare la troika e salvare il salvabile. Insomma, la Germania ha fretta di far collassare l’eurozona per tornare al marco e salvarsi, dopo aver beneficiato per un decennio del sistema.

Nel giro di pochi giorni, infatti, Berlino ha dovuto subire due batoste non indifferenti: prima il calo dell‘indice Zew relativo alle aspettative sull’economia tedesca, sceso ad aprile a 36,3 punti dai 48,5 di marzo, risultando nettamente inferiore alle attese e alimentando dubbi sulla forza della ripresa della prima economia dell’Eurozona. E ieri, poi, il calo anche dell’indice di fiducia delle imprese tedesche rilevato dall’istituto Ifo, sceso a 104,4 ad aprile da 106,7 di marzo contro aspettative per un calo più contenuto a 106,2, il secondo calo mensile consecutivo. Insomma, la locomotiva fa tanto fumo ma arranca. Sarà forse perché hanno capito che la Germania mostra i denti perché si sente per la prima volta vulnerabile, che i greci hanno deciso di giocare il tutto per tutto? Ieri il ministro degli Esteri ellenico, Dimitris Avramopoulos, ha infatti confermato al Parlamento che il governo andrà avanti con la sua richiesta di compensazione per i danni di guerra nei confronti della Germania. Negando che la richiesta abbia qualcosa a che fare con la crisi attuale del debito, il ministro ha poi dichiarato di fronte ai deputati: «Utilizzeremo ogni mezzo necessario per giungere al risultato. Certo, i tempi sono cambiati e non sono comparabili, ma non si può nemmeno cancellare la memoria». Memoria che invece ha un prezzo, quantificato dai tecnici del governo greco in 162 miliardi di euro. Follia pura.


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