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FINANZA/ Così il taglio dei tassi può mettere in trappola Draghi

Draghi Draghi

Keynes spiegava che in un contesto di tassi prossimi allo zero, i consumatori non sono incentivati dal minor costo del denaro a indebitarsi e a spendere se non hanno fiducia nel contesto economico. L’ipotesi è applicabile a questo contesto con due ulteriori elementi. Il primo è la disoccupazione: con la disoccupazione nell’area euro che punta al 12% per il 2013 la fiducia è ulteriormente sfaldata e i potenziali consumatori sono così decimati. Il secondo è la trasmissione della politica monetaria all’economia reale: ormai è fatto noto che i soldi della Bce si fermano alle banche, perché le banche poi non prestano a privati e società, quindi, pur volendo, i consumatori non riescono a indebitarsi per poi spendere.

La banca centrale non riesce più quindi a stimolare l’economia reale, e, date queste premesse, l’azione del prossimo 2 maggio sarà, nella migliore delle ipotesi, inutile. La peggiore delle ipotesi è quella in cui una Bce che mette mano alle misure convenzionali, tralascia quelle non convenzionali, ben più utili. Se questa è la view che sposeranno gli investitori, i mercati scenderanno inevitabilmente nei prossimi giorni, accelerando a ridosso del comunicato di Draghi.

Angela Merkel si è espressa con contrarietà a questo taglio dei tassi, sostenendo che la Germania abbia bisogno di tassi di interesse più alti perchè i risparmi dei tedeschi stanno perdendo valore (a seguito dell’inflazione). Per fortuna ha anche ricordato il ruolo difficile della Bce nel decidere una politica economica che vada bene sia a paesi in sviluppo che in crisi. Stiamo parlando di uno chef di una mensa scolastica che deve cucinare un pasto unico che sarà mangiato da un bambino obeso e da uno deperito. Ha ragione Angela Merkel: non si può servire lo stesso pasto a tutti e due, il modello porta a una cura sbagliata per almeno uno dei due, o molto più probabilmente per entrambi.

In quest’ottica, la Bce e l’euro sono un modello sbagliato e fallimentare che porterà la Germania a finanziare il proprio debito pubblico a tassi sempre più bassi e a continuare la sua strada di crescita, mentre Italia e altri paesi periferici soffriranno di una situazione economica che non vede all’orizzonte strumenti potenzialmente efficaci per una guarigione. Per completezza bisogna riportare ciò che è stato precedentemente spiegato su queste pagine riguardo la svalutazione competitiva relativa tra Germania e paesi periferici. La differenza tra i due livelli di disoccupazione di Germania (6,90%) e, per esempio, Italia (11,60%) porta a salari più bassi in Italia, costi di produzione più bassi e quindi più competitività nell’esportazione. Purtroppo, però, questo effetto non compensa a sufficienza e il pasto somministrato dalla Bce rimane inadeguato per entrambi.