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FINANZA E POLITICA/ Le balle di Beppe Grillo & co. che illudono l’Italia

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Il parlamento robot è un'altra balla, perché se la sede del potere legislativo non è in grado di esprimere una maggioranza che sostenga un esecutivo, va sciolta. In un mese di vita, con 700 e rotti disegni di legge depositati a vario titolo dai parlamentari dei vecchi e screditati partiti, i teorici dell'autogestione delle Camere non hanno presentato nessuna proposta, né hanno votato alcunché.

Ma non funziona nemmeno l'etero-governo europeo. La convinzione comune (esaltata da alcuni, esecrata dai più), è che Bruxelles e Francoforte ci hanno chiuso in una gabbia di ferro. Con il Fiscal compact siamo stati espropriati della politica di bilancio mentre la Bce sottraeva una volta per tutte la facoltà di stampare moneta, potere fondamentale del sovrano, popolo o monarca che sia. E' vero, l'obbligo costituzionale al pareggio di bilancio e la marcia ventennale verso la riduzione del debito fin sotto il 100% del Pil non lasciano alternative al risanamento dei conti pubblici. Niente pranzi gratis, niente assistenzialismo finanziato in disavanzo cioè emettendo nuovi debiti, insomma la fine di quel regime introdotto dagli anni '70 in poi.

Colpa dell'euro? Non esattamente. Perché pochi ricordano che l'andazzo grazie al quale il debito pubblico è salito tra il 1980 e il 1990 dal 70% al 120% del prodotto lordo è finito nell'ormai lontano 1992 con il collasso della lira e del sistema politico che lo aveva prodotto. La memoria è corta. Ma non per chi compera i titoli italiani a medio e lungo corso e intende garantirsi che saranno rimborsati.

Detto questo, è falso che tutti gli spazi siano stati occupati dagli eurocrati. L'Italia oggi ha un avanzo primario (cioè al netto degli interessi) vicino al 3% del Pil. A fronte, c'è un costo del debito che resta superiore ai 5 punti di Pil per colpa della differenza con i tassi internazionali. Se si riesce a ridurre quest'onere, è possibile usare una parte del surplus per finanziare la crescita e, per questa via, ridurre ulteriormente il deficit dello Stato. Dunque, siamo ancora liberi di scegliere. Se ne siamo capaci e se facciamo le scelte giuste.



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