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FINANZA E POLITICA/ Le balle di Beppe Grillo & co. che illudono l’Italia

A un mese dal voto, in Italia, non c'è un governo. Ed è inutile illudersi, spiega STEFANO CINGOLANI, che il mantenere questa situazione non porterà a un esito disastroso

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I mercati assistono attoniti all'ultima commedia all'italiana. A un mese dal voto con c'è un governo e il Presidente della Repubblica, che scade formalmente il 15 maggio, minaccia le dimissioni. Mario Draghi lo invita a non aggiungere confusione alla confusione. E Giorgio Napolitano proclama che un esecutivo esiste, quello guidato da Mario Monti, sempre lo stesso che non è stato sfiduciato, né prorogato, ma resta in carica. Senza quell'intervento netto della coppia Draghi-Napolitano, ieri avremmo vissuto un tracollo in borsa e lo spread sarebbe balzato di nuovo sopra quota 400. Soprattutto nel momento in cui l'Unione europea esclude che l'Italia possa ottenere una proroga per il pareggio del bilancio. Roma non l'ha chiesta, ma anche a Bruxelles si dice "uomo avvisato mezzo salvato".

"La macchina politica italiana continua a perdere colpi - scrive l'ultima newsletter dell'Ubs destinata a chi investe nella zona euro - Lo scenario politico suggerisce impasse, di conseguenza i mercati stanno ricalibrando le loro prospettive, specialmente se cominciano ad apparire all'orizzonte nuove elezioni". Così ragiona, grosso modo, chiunque muova masse di denari alla ricerca di un buon impiego. L'intera Eurolandia, intrappolata in una stagnazione alla giapponese, appare terra incognita e ad alto rischio, come sottolinea il Wall Street Journal. Persino la Germania, rifugio per chi rinuncia a guadagnare pur di mettere al sicuro il capitale, mostra seri punti critici: la dinamica della domanda interna e dei salari evoca un ambiente propenso alla deflazione.

Quanto all'Italia, il calcolo delle convenienze mette nella colonna dei più i bassi prezzi degli asset e la prospettiva di una ripresa (sia pur debole) in autunno, nell'elenco dei meno il barocco intrico politico. Gli stessi dieci saggi, che potrebbero rappresentare un ponte verso un governo bipartisan, diventano una delle tante bizzarrie per prendere tempo e rinviare le scelte vere, quelle che producono una maggioranza e un governo. No, non siamo l'Olanda. Ma non siamo nemmeno la Grecia, dove Syriza è stata messa in frigorifero dall'accordo tra conservatori e socialisti. Questa è l'Italia, il Bel Paese che continua vivere di illusioni.

La più pericolosa è che tutto vada avanti con il pilota automatico e si possa fare a meno del governo perché da una parte c'è un Parlamento che può legiferare e dall'altra c'è in Europa un super potere che guida l'Italia. Alibi perfetto per chi non sa come uscire da una crisi politica e istituzionale che è crisi di governabilità. Sì, di governabilità, non di rappresentanza come si è ripetuto a lungo. I guru dell'antipolitica, gli stregoni della campagna sulla casta hanno sbraitato contro la tecnocrazia, l'esproprio democratico, il golpe bianco. Poi, si sono fatte le elezioni politiche che hanno prodotto una nuova legittima rappresentanza, non un governo.