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BORSA & SPREAD/ La "sindrome spagnola" rovina la festa a Letta

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Qualcosa con cui fare i conti, perché al netto del senso di responsabilità, a fronteggiare la situazione attuale con urgenti e inderogabili riforme sia economiche che istituzionali si troveranno partiti rivali fino all’altro giorno che ora tornano in coalizione, con più di un distinguo e mal di pancia. Ma tant’è, non c’è più tempo da perdere. Lo conferma ancora l’Istat, secondo cui la discesa dell’indice di fiducia è determinata soprattutto dal tracollo nel settore dei servizi, con un arretramento più contenuto per manifattura e costruzioni. E se il presente per l’industria non è brillante, neppure le aspettative future lo sono, con gli ordinativi interni visti ancora in calo e una prevalenza di pessimisti anche per le commesse estere. La riduzione dell’attività manifatturiera, visibile nel calo delle importazioni, dei consumi di energia elettrica e nell’aumento dei disoccupati, si manifesta anche in un’ulteriore riduzione della capacità produttiva, con il grado di utilizzo degli impianti che scende a quota 68%, quasi un punto in meno rispetto al trimestre precedente.

Nel corso del suo discorso programmatico di fronte ai deputati, Enrico Letta ha ricordato come banche e imprese debbano cooperare insieme per la crescita. E questo è il punto cardine, a mio modo di vedere: ben più dello spread in calo o delle aste piene o della Borsa che festeggia. Ieri, infatti, Bankitalia ha pubblicato il suo bollettino mensile e al suo interno non c’erano affatto buone notizie riguardanti il sistema bancario. Primo, peggiorano le condizioni delle imprese che risentono della fase ciclica negativa. Pesa l’accumulo di crediti commerciali nei confronti delle Amministrazioni pubbliche, oltre che la difficoltà di reperire finanziamenti. Benefici potranno derivare da una rapida attuazione del recente provvedimento sul pagamento di una prima parte dei debiti commerciali del settore pubblico. Secondo, l’offerta di credito è frenata dalla rischiosità dei debitori. Prosegue la contrazione del credito al settore privato. Vi contribuiscono sia il calo della domanda di prestiti, sia l’intonazione restrittiva dell’offerta di finanziamenti da parte delle banche, a sua volta connessa soprattutto con la crescente rischiosità dei prenditori e con la persistente frammentazione dei mercati della raccolta all’ingrosso. Per le piccole imprese le tensioni finanziarie sono accentuate dalla difficoltà di accedere a fonti di finanziamento esterne alternative al credito bancario.

Terzo, il flusso di nuove sofferenze sui crediti è aumentato per le imprese, soprattutto nel settore delle costruzioni, mentre per le famiglie esso è contenuto. Quarto, le rettifiche su crediti deteriorati sono in aumento, anche per l’azione della Vigilanza. La Banca d’Italia ha intensificato l’azione di vigilanza, con ispezioni mirate a valutare l’adeguatezza delle politiche attuate dalle banche per fronteggiare il deterioramento dei prestiti. Il rafforzamento della qualità degli attivi bancari e l’aumento del tasso di copertura, espresso dal rapporto tra le rettifiche di valore e le partite deteriorate sono necessari per preservare la fiducia degli investitori e continuare a garantire un adeguato flusso di credito a imprese e famiglie.


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COMMENTI
30/04/2013 - il rischio è un altro (Gianfranca Picco)

"le belle promesse di Letta rischiano di restare delle belle intenzioni". No, il rischio è che vengano realizzate, come probabilmente sarà, con un aumento del deficit e del debito. Ovvero con il ritorno al vecchio vizio di fare politica sociale con i soldi altrui. Così tutti saranno contenti come lo erano i passeggeri del Titanic mentre la nave puntava diritta sull'iceberg. Al contrario le risorse andrebbero ricuperate incidendo con il bisturi in tutti i bubboni del sistema Italia. Ma questo evidentemente è troppo doloroso e faticoso, meglio evitare.