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BORSA & SPREAD/ La "sindrome spagnola" rovina la festa a Letta

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E quando non ci sarà più denaro per le banche di quei paesi per acquistare debito? O quando i fondi pensione di quei Paesi avranno allocato al 100% i loro portafogli in titoli di Stato? O, peggio ancora, se il valore di quei titoli scenderà a causa della risalita dello spread e di nuove turbolenze? Ieri, nel silenzio più generale dei media impegnati a glorificare l’asta del mattino e il +2% del Ftse Mib, la Bce ha inviato la sua risposta alla Corte costituzionale tedesca, dopo la bocciatura senza precedenti da parte della Bundesbank del programma di acquisto di titoli di Stato Omt: per la Banca centrale europea, «i timori di inflazione sono infondati, poiché il volume dei bonds non cresce, a differenza della Fed che punta a pompare più denaro nell’economia».

Draghi si prepara a tagliare i tassi e punta a sbloccare il sistema anti-spread, ovvero sta andando alla guerra contro la Germania. Il bollettino di ieri di Bankitalia ci conferma che il nostro sistema è fragile e il rischio di sindrome spagnola non è peregrino: attenzione, quindi, ai falsi entusiasmi di partenza. Occorrono misure concrete e pressoché immediate. La calma sui mercati non è infatti destinata a durare a lungo e se non si mette mano, al più presto, al perverso ingorgo che blocca e manipola il meccanismo di trasmissione/erogazione del credito, le promesse di Enrico Letta - no all’Imu, no all’aumento dell’Iva, sì a una politica di crescita - rischiano di restare belle intenzioni di un pomeriggio di primavera.

Di più, con il 60% circa di stock di debito ancora da collocare quest’anno, gli investitori esteri - non le nostre banche - accetteranno rendimenti più bassi, a fronte di una coalizione di governo che tornasse a litigare e ai distinguo? In bocca al lupo, presidente Letta.

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COMMENTI
30/04/2013 - il rischio è un altro (Gianfranca Picco)

"le belle promesse di Letta rischiano di restare delle belle intenzioni". No, il rischio è che vengano realizzate, come probabilmente sarà, con un aumento del deficit e del debito. Ovvero con il ritorno al vecchio vizio di fare politica sociale con i soldi altrui. Così tutti saranno contenti come lo erano i passeggeri del Titanic mentre la nave puntava diritta sull'iceberg. Al contrario le risorse andrebbero ricuperate incidendo con il bisturi in tutti i bubboni del sistema Italia. Ma questo evidentemente è troppo doloroso e faticoso, meglio evitare.