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REDDITO MINIMO GARANTITO/ Da Letta un aiuto alle famiglie che può costare 9 miliardi

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L’Istat stima che le famiglie in stato di povertà assoluta sono passate negli ultimi 5 anni dal 4% al 5,5%. Si potrebbero quindi utilizzare come termine di riferimento per definire il reddito minimo le soglie di povertà assoluta calcolate tenendo conto dell’età dei singoli e anche il costo della vita nelle diverse aree territoriali del Paese, distinguendo tra grandi, medi e piccoli comuni, ma questo è solo un termine di riferimento. Un dettaglio di questo tipo risulterebbe molto complicato per l’effetto di eventuali trasferimenti… Detto questo, però, una base di partenza per stabilire l’importo potrebbe essere la stima della soglia di povertà assoluta effettuata dall’Istat: non è una soglia bassa e quindi bisognerà mettere in conto tutte le risorse necessarie. In passato si era stimato che il costo di una misura nemmeno troppo estesa come questa costerebbe tra un punto e un punto e mezzo di Pil, che vorrebbe dire circa 9 miliardi di euro.

 

Questa misura dovrebbe essere adottata in modo permanente o temporaneo?

È una misura che viene adottata in tutti gli altri paesi europei, quindi potrebbe essere tranquillamente una misura strutturale. Solitamente il nostro tallone d’Achille sta nell’accertamento degli aventi diritto, quella che si chiama tecnicamente la prova dei mezzi. Si è usato per altre misure l’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente), però tutti riconoscono che questo indice ha molti limiti e bisognerà in effetti accompagnare il varo di questa misura anche con la sua revisione.

 

Questa misura come si coniuga con lo Ius soli?

Sono cose assolutamente diverse. Lo Ius soli ha a che fare con i diritti di cittadinanza e cioè il riconoscimento della cittadinanza italiana a coloro che sono nati in territorio italiano indipendentemente dalla provenienza dei genitori.

 

Non si rischia, se si concedesse lo Ius soli, di squilibrare il sistema, concedendo anche alle famiglie straniere un reddito minimo?

Ricordiamoci che la social card era riconosciuta anche a cittadini di altri paesi, purchè residenti in Italia da un certo numero di anni, era sganciata dalla cittadinanza italiana.

 

Il sistema, dunque, potrebbe sostenere il mix tra lo Ius soli e il reddito minimo?

Intanto bisogna conoscere i parametri e capire a chi verrà concessa la misura, perché sicuramente c’è un problema di dimensioni del budget. In Italia abbiamo 5 milioni di immigrati, molti di questi sono sotto le soglie di povertà ufficiali. Non è indifferente decidere se questa misura viene estesa solo ai cittadini italiani oppure anche a coloro che non sono cittadini italiani ma risiedono in Italia da un certo numero di anni. Nel caso del Trentino Alto Adige è previsto che l’accesso alla misura richieda almeno 5 anni di residenza nella provincia. A livello nazionale, non si potrà certamente concederla a chiunque senza debite garanzie di stabilità nel territorio.

 

(Elena Pescucci)



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