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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Il "samurai" e la "spia" che mettono Draghi nell’angolo

Mario Draghi (InfoPhoto)Mario Draghi (InfoPhoto)

Alle mosse di espansione monetaria, simili a quelle già adottate da Washington, seguiranno iniziative in materia di politica economica, con l’obiettivo di mettere in moto la domanda pubblica in attesa che ripartano i consumi. Una strada che gli Usa, paralizzati dal braccio di ferro sul budget, ancora non possono percorrere ma che di sicuro non dispiace a Obama. Non a caso, a sorpresa, la Casa Bianca ha aumentato le dotazioni alle imprese che lavorano per il servizio sanitario pubblico. Infine, Abe promette interventi a gamba tesa sul mercato del lavoro, la struttura dei salari e la liberalizzazione del mercato osteggiata dagli apparati economici più tradizionali. Non a caso, tra le prime decisioni di Abe figura la riapertura delle trattative per la caduta delle barriere doganali con gli Stati Uniti.

Insomma, una strategia a tre gambe che ha un illustre precedente storico: tra il 1931 e il 1936 il ministro delle Finanze Korekiyo Takahashi adottò una politica espansiva, abbandonando il gold standard ed emettendo i bond necessari per fornire allo Stato i mezzi sufficienti per fare una robusta politica della domanda. Il risultato? “Takahashi - ha detto tempo fa Ben Bernanke, il presidente della Federal Reserve - trovò una soluzione brillante che fece uscire il Paese dalla crisi”. Speriamo che la storia non si ripeta fino in fondo: il ministro venne assassinato da ufficiali inviperiti per il taglio alle spese di riarmo del Sol Levante. La lezione, comunque, resta valida: per uscire dalla crisi una politica aggressiva della banca centrale è necessaria ma non sufficiente. Occorre pure un’azione energetica di spesa pubblica, in grado di far ripartire la domanda, e le riforme necessarie per migliorare l’efficienza del sistema Paese, tagliando le spese improduttive.

Purtroppo Mario Draghi non ha a disposizione le armi necessarie. La Bce dispone di margini di manovra, ben limitati, in materia di politica monetaria. E Draghi li ha usati, finora, per condurre una politica espansiva entro confini segnati dalla pressione della Bundesbank. Come dimostra la scelta di spingere le banche a rimborsare in anticipo i quattrini ricevuti grazie ai prestiti Ltro riducendo la massa monetaria, mentre, al contrario, le altre banche centrali aumentavano la liquidità. Ma la sostanza della politica che, almeno finora, ha salvato l’eurozona, resta: “Grazie al programma Omt che impegna la Bce nel sostegno ai paesi in difficoltà che chiedono aiuto, i tassi d’interesse sono scesi in Spagna e Italia”.