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FINANZA/ 2. Se 54.000 miliardi di dollari non bastano a sconfiggere la crisi

Se la Banca mondiale si dice certa di poter porre fine alla povertà estrema, la realtà della crisi ci dice che l’impoverimento cresce ovunque. Il commento di MAURO ARTIBANI

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Su internet news a crepapelle. Prendo al volo un dato, poi un auspicio. Il dato: nel rapporto del segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría, sugli aiuti offerti dai paesi industrializzati a quelli poveri, si legge come complessivamente nel mondo l’aiuto allo sviluppo sia calato del 4% in termini reali nel 2012, dopo aver registrato già un calo del 2% nel 2011. Alla base della contrazione ci sono i continui tagli di bilancio dovuti alla crisi. L’auspicio sta tutto nel sogno della Banca mondiale: chi la governa ha l’obiettivo di eliminare l’estrema povertà nel mondo entro il 2030. Lo ha annunciato il presidente dell’istituto, Jim Yong Kim, durante il suo discorso all’università di Georgetown.

Un’agenda ambiziosa che prevede di aumentare i redditi dei più poveri. Dice: “Siamo in un momento propizio della storia in cui i successi degli ultimi decenni e le prospettive economiche sempre più favorevoli si combinano per dare ai paesi in via di sviluppo la possibilità, per la prima volta in assoluto, di porre fine alla povertà estrema entro una generazione”.

Tra i fatti e gli auspici però i conti non tornano. Se i paesi ricchi riducono i contributi, c’è di mezzo la crisi. Già, la crisi, quella dell’incapacità di fare la spesa, ovvero, dell’impoverimento degli spenditori. Se non si spende non si cresce. Si ridurranno le entrate tributarie dalle quali si attinge per pagare quei contributi e senza contributi i poveri resteranno poveri.

C’è pure dell’altro, però, un altro ritornello: se l’Occidente impoverisce spende ancor meno, verranno prodotte meno merci, occorreranno meno materie prime, magari alimentari, proprio quelle che esportano i paesi poveri. Ahinoi, di male in peggio!

Che dire, auspicio per auspicio, spero abbia ragione Jim Yong Kim e torto marcio io. Cacchio-cacchio-cacchio, non c’è auspicio che tenga, Morya Longo dalle pagine de Il Sole 24 Ore ci mostra come, seppur si rischi di affogare nella liquidità mondiale che ha inondato il mondo (54.000 miliardi di dollari, il 77% del Pil mondiale), per tutta risposta gli spenditori restano all’asciutto dei quattrini necessari per far quel che gli spetta: far crescere l’economia.

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