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FINANZA E POLITICA/ Pelanda: senza il "governissimo" l'Italia fallirà (presto)

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Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani (Infophoto)  Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani (Infophoto)

L’intensità della crisi sta spingendo la politica a produrre soluzioni, ma non si nota ancora la consapevolezza che queste implichino un cambiamento sostanziale di modello economico. I governi Berlusconi e Monti hanno dovuto fronteggiare la crisi di fiducia sul debito italiano, a partire dal 2010, innescata dal caso greco che mostrò al mercato l’indisponibilità dell’Eurozona a guida tedesca di garantire i debiti pubblici delle euronazioni. Senza tale garanzia il mercato ritenne che il monumentale debito italiano fosse a rischio di insolvenza e portò il suo costo di rifinanziamento verso l’insostenibilità.

Quei governi gestirono l’emergenza aumentando le entrate statali per dimostrare che l’Italia era in grado di ripagare il debito. La soluzione emergenziale di austerità ebbe lo scopo di dare un motivo alla Bce per garantire il debito italiano nonostante l’opposizione della Germania. Draghi diede questa garanzia nell’estate 2012. Il mercato ne prese atto e da allora iniziò a ridurre il premio di rischio per comprare debito italiano, riportandolo entro la sostenibilità.

Ma questa soluzione ora si rivela controproducente: (a) l’aumento abnorme delle tasse ha creato una recessione devastante nel mercato interno; (b) il minor gettito fiscale dovuto all’impoverimento mette comunque a rischio i conti pubblici; (c) la garanzia Bce è condizionata al pareggio di bilancio e se il mercato vede che questo non potrà essere raggiunto oppure che sarà ottenuto con ulteriore austerità depressiva, allora riprenderà a scommettere su una crisi ingestibile dell’Italia e sulla conseguente dissoluzione dell’euro.

Il punto: l’alternativa alla soluzione di austerità era ed è quella di tagliare la spesa pubblica, e le tasse in quantità equivalente, per ottenere il pareggio di bilancio senza deprimere la crescita economica. I governi detti non l’hanno nemmeno tentata per paura dei dissensi. Il futuro nuovo governo dovrà necessariamente tagliare la spesa e le tasse, per una quantità tra i 90 e 120 miliardi strutturali, cioè cambiare il modello economico della nazione.


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COMMENTI
11/04/2013 - Ancora la favoletta degli Eurobond (Moeller Martin)

Non si può attribuire alla politica la responsabilità di ciò che che gli stessi italiani non vogliono. Sull'onda di chi si ostina a riproporci la favoletta dell'Europa malvagia perchè non è disposta ad accollarsi i debiti dei paesi bancarottieri, la percezione della crisi da parte di noi italiani è a dir poco singolare. Si spazia da illusioni come una prossima revisione dei trattati europei perchè noi 'picchiamo i pugni sul tavolo' se non addirittura 'ricattiamo' i partner, fino all'idiozia pura quando crediamo che basti reintrodurre la Lira per rendere competitive le nostre aziende o che per liberarci dei nostri debiti ci basta ripeter 3 volte 'non li pago, non li pago, non li pago'. Dovremmo invece ricordare che le regole della convivenza dell UE sono fissate dal trattatto di Lisbona firmato nel 2009 in sostituzione della costituzione europea. Questo trattato esige da ogni paese responsabilità soggettiva assegnado ai singoli governi il pieno ed esclusivo potere anche in tema di sviluppo economico e fiscale con l'obbligo di contribuire attivamente alla prosperità dell'area Europea. E per essere più chiari, l'articolo 125 (vado a memoria) esclude in modo esplicito la condivisione dei debiti e il 123 fissa i limiti di deficit e debito. Quando gli italiani si renderanno conto di come stanno davvero le cose saranno anche disposti a fare le riforme necessarie. Certo ci mangeremo le dita per avere lasciato degenerare il nostro paese inseguendo per anni chimere e favolette.