BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Sapelli: Italia ancora in crisi per colpa di Draghi

Pubblicazione:martedì 9 aprile 2013

InfoPhoto InfoPhoto

Una nuova epoca è iniziata nel mondo della finanza internazionale. Trent’anni orsono il bastone di comando era nelle mani dei grandi fondi d’investimento e nelle banche d’affari. Immense nuvole di petrodollari e di profitti delle grandi corporation si dirigevano verso i paradisi della finanza dal guadagno immediato e speculativo. La sterlina cercò di opporsi alla speculazione contro Soros e si spezzò le corna e così fecero i banchieri centrali europei con alla testa uno frastornato Ciampi che non resistette all’ondata speculativa e provocò una svalutazione rovinosa della lira illudendosi di fermare il flusso del capitale finanziario che rincorreva se stesso moltiplicando i guadagni di un pugno di speculatori seguiti da una miriade di investitori minuti che giocavano in borsa i loro risparmi.

Erano gli anni in cui i pensionati passavano le mattinate dinanzi ai computer - i primi computer! - che nelle vetrine delle filiali bancarie registravano rapide ascese di titoli improbabili che pur in rosso capitalizzavano più di Fiat o di Generale Electric. Era l’economia delle aspettative era la new economy dove tutti giuravano e spergiuravano che il capitalismo aveva superato se stesso e non avrebbe più avuto crisi cicliche. Noi poveri economisti strutturalisti schumpeteriani, keynesiani, minskiani, eravamo guardati come dinosauri e destinati al macero: nessun concorso poteva essere vinto e ci si doveva rifugiare in materie d’insegnamento afferenti guardate con disprezzo perché avevano una base concettuale storica e umanistica.

Ora tutto sta lentamente cambiando. Le banche centrali sono all’attacco. Dopo il fallimento di Lehman i fondi e le banche d’affari speculavano sui movimenti non di se stesse, ma su quelli delle banche centrali. Mentre la finanza privata lecca le sue ferite e infligge zampate spesso a  caso, i banchieri centrali sono risaliti in cattedra e comandano. L’inflazione non esiste: esiste invece la deflazione, la crisi inizia a essere irreversibile, aumenta la disoccupazione e i margini si riducono sino a ridurre i prezzi di una domanda che non beve. Ebbene, proprio perche il pericolo è la deflazione che rende la depressione irreversibile, ecco che l’ondata di liquidità inonda le banche per salvarle e cerca disperatamente di raggiungere l’economia reale. Ma qui ciò che rimane dell’Occidente finanziario è diviso.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
09/04/2013 - C'è un buco nel ragionamento (Claudio Baleani)

Sembra che la questione sia: o rinunciamo al pareggio di bilancio (e alla speranza di pagare prima o poi i debiti) oppure rinunciamo ai posti di lavoro, alle imprese, all'ordine pubblico e alla coesione sociale. Non vi pare che messe così le cose non funzionano? E perché mai chi può guadagnare con la speculazione non dovrebbe farlo? E la speculazione chi è? Non sono tutti quelli che hanno qualche soldo e telefonano al proprio gestore per spostare i soldi da una parte o dall'altra? La Germania è il nemico. Ma come fa a vincere? La Germania non ha un debito pubblico in valore assoluto come quello italiano? La Germania non ha varie magagne nel sistema bancario? Come mai queste cose sono sparite dalla discussione? Per far funzionare il rapporto con la Germania è inutile far appello a Draghi. Bisogna attrezzarsi per fare la guerra. E per fare la guerra è necessario trovare alleati e riportare sul piatto della discussione tutti gli argomenti e non solo quelli dove siamo messi male. Dunque: autorità centrale ispettiva sulle banche, ricalcolo dei deficit secondo criteri attuariali di competenza e non di cassa. Altrimenti rovescio il tavolo e mi attrezzo per consentire una massiccia trasmigrazione dei risparmi italiani dall'euro al dollaro. Non pago i debiti e ritorno non alla lira, ma al fiorino.

 
09/04/2013 - coraggio, da cuore (Diego Perna)

Egr. Dott. Sapelli, breve ma esauriente articolo, solo una cosa Le vorrei far notare, banchieri finanzieri e tutti quelli che manovrano potere e quindi denaro, benoco hanno a che fare con il coraggio, ma molto con calcoli e convenienze limitate al loro stretto giro. Ma alcuni, forse ancora non l' abbiamo capito, non alcuni , ma molti . Lo dico a ragion veduta e per lamia esperienza di lavoro, lavoro che non ha piú valore, se non come funzionale, anche se solo numericamente o ideologicamente al mondo gestito come fosse una finanziaria. Evviva le borse e i mercati, cosa saremmo senza di loro e senza un liberismo che liberismo non é mai stato! Buona giornata e buona fortuna