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MARGARET THATCHER/ La rivoluzione della Lady di ferro che servirebbe all’Italia

Margaret Thatcher (Infophoto) Margaret Thatcher (Infophoto)

Certo, la Thatcher fece anche degli errori, non ultimo quello che le costò la carriera politica nel 1989, quando in seguito alla frenata nella crescita economica (causata dagli alti tassi d’interesse), introdusse la cosiddetta poll tax, una tassa calcolata in base alla popolazione, uguale per ogni cittadino residente nel Regno Unito, in netto contrasto con il suo programma liberista e avversa soprattutto alle classi meno agiate. In risposta, oltre 18 milioni di persone diedero vita a uno sciopero fiscale che avrebbe dovuto riportare la Thatcher a più miti consigli: lei, invece, come molte altre volte in passato, non arretrò di un millimetro, aprendo le porte alla sfiducia nel partito e spalancando quelle di Downing Street a John Major. La stessa porta che, varcando per la prima volta undici anni prima, la videro parafrasare San Francesco: «Dove c’è discordia, che si possa portare armonia. Dove c’è errore, che si porti la verità. Dove c’è dubbio, si porti la fede. E dove c’è disperazione, che si possa portare la speranza». Lei, che teneva Von Hayek sul comodino ed ebbe sempre l’onestà di dire che «un primo ministro è già fortunato se riesce a realizzare il 25% del suo programma».

Ora vai Maggie, i tuoi uomini ti aspettano. La terra ti sia lieve. Il mondo, se ci riesce, ti sia debitore riconoscente e silenzioso. Almeno ora.

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COMMENTI
09/04/2013 - commento (francesco taddei)

sembra quasi una santa. tasse abbassate ai più ricchi e alzate alle fasce minori. comunque anche gli italiani hanno privatizzato: i risultati dei governi prodi-amato-ciampi sono noti.