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Economia e Finanza

PAUL KRUGMAN/ Il “miracolo italiano” può ripetersi (grazie a Draghi)

In un corsivo pubblicato sul New York Times, Paul Krugman, noto Nobel per l’economia, ha parlato dell’Italia. Vediamo la traduzione dell’articolo datato 29 aprile

Paul Krugman (Infophoto)Paul Krugman (Infophoto)

In un corsivo pubblicato sul New York Times, Paul Krugman, noto Nobel per l’economia, ha parlato dell’Italia. L’articolo dell’economista americano, che risale al 29 aprile, si intitola infatti “Il miracolo italiano”. Osservando la curva dei rendimenti dei titoli di stato italiani, in discesa nel corso degli ultimi mesi dopo la “fiammata” di fine 2011, Krugman si lancia in una dissertazione sulla situazione del nostro Paese, sugli effetti dell’austerità e il ruolo svolto finora dal Presidente della Bce, l’italiano Mario Draghi. Di seguito la traduzione dell’articolo.

L’Italia è un disastro. È vero, ha un Primo Ministro, finalmente; ma le possibilità di una seria riforma economica sono minime, la volontà di continuare con l’austerità sempre più rigida - che i Rehn di questo mondo ci dicono essere essenziali - sta evaporando. Va tutto male. Ma sta succedendo una cosa buffa [vedendo la curva dei rendimenti dei titoli di stato decennali italiani]. Che cosa?

Credo che stiamo assistendo alla controprova della validità della visione di Paul De Grauwe. De Grauwe sostenne che i tassi della europea periferica avevano poco a che fare con il problema della solvibilità, ma si trattava invece di panico del mercato causato dal fatto che i paesi che si univano all’euro non avevano più un prestatore di ultima istanza, ed erano a rischio di crisi di liquidità.

Adesso succede che la Bce sembra essere sempre più disponibile a fungere da prestatore e che in generale l’ammorbidimento della retorica dell’austerità fa sembrare meno probabile che l’Italia venga forzata a fare default semplicemente a causa di una mancanza di liquidità. Quindi, tassi in discesa e riduzione della pressione.

Questo dimostra, tanto per essere un po’autoreferenziale, che negli anni Novanta, quando citavo l’Italia come esempio di come un Paese avanzato possa sopportare pesanti debiti pubblici, non ero naif. Al tempo l’Italia aveva la sua valuta, e il debito era denominato da quella valuta; è vero che era agganciata al Marco tedesco, ma c’era sempre l’opzione di sganciarsi. Con l’ingresso nell’euro, l’Italia si e’ in effetti trasformata, macroeconomicamente, in un Paese del Terzo Mondo con debiti in valuta straniera e si è esposta a una crisi del debito; adesso, grazie alla dichiarazione di Draghi, è rientrata, almeno per metà, nel primo mondo.

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