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IL CASO/ Bertone: calcio ed economia, la "figuraccia" è doppia per l’Italia

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Da una parte lo strapotere del Bayern, il colosso che, rispettando le regole, si è innalzato sul tetto del mondo. Basti dire che 30-40 milioni arrivano dal merchandising online (il 15% del fatturato), grazie  a 4,5 milioni di visitatori unici, i prodotti vengono venduti  in 90 paesi, 239.000 followers solo sul social cinese Weibo. Dall'altra, la squadra di Dortmund, 380mila abitanti, dove lo stadio (78mila posti) è sempre esaurito. Quasi tutti abbonamenti che hanno garantito la ripresa di un club che era quasi fallito non più tardi di quattro anni fa. Senza che sia intervenuto un mecenate, un Berlusconi, un Moratti o un Agnelli.

Il paradosso, ma non troppo, è che il modello rischia di soffocare per troppo successo. Che accadrà se il Bayern, oggi leader incontrastato, “ammazzerà” il campionato per superiorità manifesta? La forza non sconfinerà in arbitrio? Lo scandalo fiscale che ha colpito il presidente Uli Hoeness, supporter dichiarato di Angela Merkel, può essere la punta di un iceberg che ricorda da vicino la leadership incontrastata della Germania su Bruxelles. Anche per questo molti sperano che il proletario Borussia, figlio della Ruhr, ridimensioni quella Germania che confida nell'export in Cina o in Brasile per potersi lasciare alle spalle i cugini d'Europa.

A parlar di calcio, si sa, non si finirebbe mai. Lasciamo ad altra occasione i non pochi casi in cui politica-economia e soccer vanno a braccetto. Le parole di Erdogan, premier turco, che saluta il Galatasaray come il simbolo della loro appartenenza all'Europa. O l'avanzata del Qatar in una Francia ormai in saldo, dove il Paris Saint Germain ha fatto da passepartout per acquistare alberghi, case di moda, centri commerciali.

Più impressionante e interessante il caso spagnolo. Barcelona e Real Madrid mantengono una caratura internazionale, al pari del Santander e del Bbva, banche di dimensioni globali. Ma dietro incombe la bancarotta sia delle Caixas confluite in Bankia che dei club quasi tutti vissuti al di sopra dei propri mezzi: su 42 squadre in prima e seconda divisione 19 si sono appellate al concurso de acreedores, ovvero al concordato preventivo, e sono in mano ai commissari.