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IL CASO/ Bertone: calcio ed economia, la "figuraccia" è doppia per l’Italia

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Sarebbe basfemo, in particolare, liquidare in poche righe la straordinaria carriera di sir Alex Ferguson, demiurgo della rinascita del Manchester United di cui è stato l'anima per 27 anni. Simbolo, in ogni caso, di quella Premier League che ha traghettato il soccer da tante realtà nazionali a una dimensione assolutamente globale, vuoi per la nazionalità dei giocatori o per l'appeal nei confronti dei tifosi, vuoi per le dimensioni del business. Non a caso il Manchester United è sbarcato a Wall Street e guarda all'Asia come al futuro continente di riferimento. Grazie anche al fascino di sir Alex, figlio di un operaio di un cantiere di Glasgow, laburista che per far cacciare un ministro dello Sport che lo aveva criticato non esitò a chiamare l'amico Tony Blair.

Ecco il vero derby infinito: il modello “industriale” tedesco contro la creatività dei mercati finanziari, che collegano Londra all'Atlantico fino a Hong Kong. La capacità del modello renano di attrarre francesi (Ribery) e fedeli olandesi (Robben) o macinare talenti di immigrati e figli immigrati contro il richiamo dell'impero.

E L'Italia, che fino a qualche tempo fa aveva “il campionato più bello del mondo”? La metafora, ahimé, funziona anche per noi. Oggi l'Italia ha gli stadi più impresentabili d'Europa, per giunta in balia di minoranze facinorose come certi ghetti cittadini. La polizia, in quei recinti, si fa rispettare come i vigili urbani a Scampia. E quel che resta lo sport più bello del mondo celebra la sua vergogna in una serata di festa in quel di Bergamo, mica nella terra di Gomorra, dove gli ultrà si affrontano nell'assoluta indifferenza dello spettacolo sportivo. 

Eppure, in vista dei Mondiali '90, il Paese fece un grosso sforzo finanziario per dotare l'Italia di impianti adatti ai mondiali. Il risultato? Il Cagliari gioca a Trieste, a Torino l'ex nuovo stadio è stato raso al suolo. San Siro, l'Olimpico e il San Paolo meritano il congedo dopo un lungo stato di servizio. Bologna si affida al glorioso impianto realizzato dal federale Leandro Arpinati nel ventennio. E così via. Sarebbe interessante un'intervista a Luca di Montezemolo, regista dell'operazione Italia '90, sull'argomento.


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