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J'ACCUSE/ Perché l'Europa punisce l’Italia e premia la Spagna

Pubblicazione:domenica 12 maggio 2013

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Ciò è frutto da un lato di una volontà del governo Monti di mostrarsi credibile, dall’altra del fatto che la negoziazione italiana è avvenuta in un contesto meno favorevole per i paesi euro deboli di quello in cui è avvenuta la negoziazione spagnola. L’Italia è stato il primo Paese ad affrontare una grande crisi politica e di credibilità interna. Nell’ultima fase del governo Berlusconi c’era una forte opposizione e un certo scetticismo dell’Europa sul modo in cui l’Italia aveva gestito la politica economica fino ad allora. Lo spread aveva raggiunto quota 500 per questo motivo. Il governo Monti ha quindi scelto l’approccio più duro, che è consistito in una manovra pesante e nel fatto di non chiedere aiuti Ue. E’ stato anche un modo in cui il governo Monti ha puntato ad acquistare credibilità.

 

Quanti soldi sono in gioco con la chiusura della procedura di infrazione?

La chiusura della procedura di infrazione permette al Paese di avere maggiore flessibilità nella gestione della spesa, in quanto l’infrazione blocca un certo margine di discrezionalità del governo nel cambiamento delle politiche concordate. Rimane comunque il fatto che il nostro margine di manovra è limitato.

 

Ritiene che le norme Ue sulla procedura di infrazione siano eccessivamente rigide?

Le regole dell’Ue tengono conto delle condizioni economiche. In presenza di una recessione forte come quella che c’è in Italia, il vincolo del 3% del Pil non vale più. Da un punto di vista tecnico, infatti, ogni volta che un Paese entra in recessione, il deficit cresce in quanto si pagano meno tasse per il fatto che il Pil scende e dunque ci sono meno entrate. Nel contempo si pagano più sussidi per disoccupazione e cassa integrazione. Il deficit ha quindi una dimensione ciclica evidente, in quanto cresce ogni volta che l’economia va male. In presenza di recessione le regole europee si allentano e l’Italia ha quindi un margine che si spiega con il fatto che oggi la nostra situazione congiunturale è peggiore rispetto a quella prevista l’anno scorso quando abbiamo attuato la manovra di rientro.

 

(Pietro Vernizzi)



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