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Economia e Finanza

FINANZA/ Così l’oro sta "uccidendo" le banche

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Anche perché le famiglie più facoltose d’Europa stanno portando via le loro bars da 400 once dai caveau delle grandi banche, un qualcosa non direttamente legato al tonfo del prezzo e ai timori di shortage sull’offerta, ma cominciato mesi fa, sui timori innescati prima dalle scelte di Fed e Bundesbank e solo poi dal caso Abn Amro. Tre mesi fa, infatti, JP Morgan inviò una lettera ai suoi clienti più facoltosi per cercare di rassicurarli del fatto che il loro oro era al sicuro ed evitare continui prelievi e sempre maggiore carenza di oro fisico: niente da fare, pare che l’oro sia tornato ai suoi legittimi proprietari dietro la minaccia di spostare in banche concorrenti depositi e portafogli d’investimento multi-milionari.

Perché tanta paura negli ultimi tre mesi? Come vi raccontai lo scorso gennaio, quando accaddero i fatti, la Bundesbank ha chiesto il rimpatrio di una parte del suo oro detenuto presso la Fed di New York, un totale di 1800 tonnellate. Dopo giorni di trattative, però, la Fed accettò di spedire a Francoforte soltanto 300 tonnellate nei prossimi sette anni: perché un tempo così lungo? Basti pensare che il Venezuela lo scorso anno ha chiesto il rimpatrio di 200 tonnellate di oro stoccate a Londra, New York e in Svizzera e le ricevette in circa quattro mesi. La Fed di New York ha qualcosa da nascondere rispetto il reale numero di barre e lingotti stoccati nei suoi caveau? Dove sono finiti, forse in leasing per tamponare quel diluvio di carta straccia che sono i contratti futures ed evitare altri crolli di istituti “too big to fail”?

Il caso Abn Amro, poi, deve essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso dei grandi detentori d’oro fisico, visto che il prodotto offerto ai clienti dalla banca olandese prevedeva la consegna fisica dell’oro ma una settimana prima del crollo del prezzo dell’oro, guarda la coincidenza, l’istituto inviò una lettera ai clienti che avevano sottoscritto il contratto per informarli che non era più disponibile la consegna dei lingotti e che ci sarebbe stato un pagamento in contanti sul conto dell’investimento. Quindi, cosa sta accadendo? Una cosa sola appare certa, ovvero che stiamo per entrare in un periodo di volatilità dei prezzi dei metalli preziosi senza precedenti, insomma una stagione di violenti su e giù determinati in gran parte proprio dalla volontà dei banchieri e delle bullion banks di non far crollare del tutto il castello dell’oro di carta, lasciandoci le penne. Nel frattempo, però, continueremo a vedere iperattivismo da parte delle banche centrali, ad esempio quella cinese che lo scorso mese di marzo, stando a dati resi noti dall’Hong Kong Census and Statistics Department, ha visto l’import di oro esplodere al livello record di 223,5 tonnellate. E con previsioni per aprile ancora più alte.

Perché la Cina compra oro come se non ci fosse un domani? Sa qualcosa che il resto del mondo non sa? Soltanto maggior richiesta dal mercato interno oppure una chiara operazione di backing dello yuan e di hedging rispetto al rischio esplosione delle bolle di credito e immobiliare, a fronte di un calo della crescita e aumento dell’inflazione? Il quadro è di quelli sistemici, oltretutto, visto che in febbraio gli acquisti furono per 97,1 tonnellate, portando il totale del primo trimestre di quest’anno a 372 tonnellate, quanto Pechino importò nei primi sei mesi del 2012. Di più, dal gennaio dello scorso anno la Cina ha incamerato qualcosa come 1206 tonnellate di oro fisico, la metà della produzione mondiale annuale. Questi grafici parlano da soli.

 

 

 

E da dove ha comprato quell’oro la Cina? Magari da qualche banca a Londra, in Svizzera al numero 1 di Chase Manhattan Place, rendendo chiari e correlati il calo delle detenzioni ei caveau ufficiali e l’esplosione della febbre aurea cinese? O magari sono gli Etf a soddisfare quella fame di metallo prezioso? E per quanto durerà, visto che l’oro fisico scarseggia, a dir poco? Inoltre, stiamo per entrare in un periodo di decisa non correlazione tra prezzi spot e prezzi del metallo fisico, con i primi che potrebbero presto diventare totalmente irrilevanti, visto che già oggi, a fronte di una domanda sempre crescente per monete d’argento, alcuni dealers chiedono un premio fino al 30% in più rispetto al prezzo spot. E la gente fa la coda per pagare quei premi, fino a pochi anni fa assolutamente impensabili. Tranquilli, banchieri e bullion banks si inventeranno qualcosa per salvare gli stratosferici profitti che gli garantisce il casinò dell’oro di carta, ma questa volta dovranno davvero essere bravi. E, comunque vada, potrebbe lo stesso essere l’ultima.

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