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FINANZA/ Così l’oro sta "uccidendo" le banche

Pubblicazione:martedì 14 maggio 2013

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S’avanza qualche rognetta per le grandi banche mondiali? Le richieste di oro fisico, quelle legate a un contratto che va onorato e che impone la consegna del metallo prezioso, stanno eccedendo e di molto l’ammontare di oro che le banche detengono realmente. Tanto più che dai caveau in questo periodo di oro fisico ne è uscito parecchio e a una velocità che comincia a far temere, visto che se l’oro fisico a tua disposizione finisce ma hai contratti di consegna in essere ancora da onorare, o trovi quel materiale o l’intero castello di carte dei futures aurei, il cosiddetto oro di carta, crolla. Letti sotto questa lente, si spiegano meglio due recenti accadimenti che hanno portato a un repentino calo del prezzo dell’oro: la decisione di obbligare la Banca centrale di Cipro a vendere riserve per 400 milioni nell’ambito del piano di salvataggio del sistema bancario (di fatto per coprire perdite sul programma Ela tra banca centrale e Bce) e lo short controllato posto in essere da un cartello di grandi banche, una manovra manipolatoria che in due giorni ha visto vendute circa 400 tonnellate di oro, equivalenti a circa il 15% della produzione mondiale annua del metallo giallo, facendo crollare il prezzo del 20%.

Nella mente dei grandi banchieri c’era infatti la certezza - o, forse, solo speranza - che questo calo spaventasse gli investitori e raffreddasse la domanda di oro fisico, mentre è avvenuto l’esatto contrario: le incertezze globali a livello economico e finanziario hanno ormai trasformato l’oro in una certezza e il crollo del prezzo ha innescato una domanda record di metallo fisico in tutto il mondo, con zecche subissate di richieste e banche centrali in grande attivismo. Inoltre, molti facoltosi investitori hanno cominciato a sentire puzza di bruciato e hanno cominciato a ritirare l’oro dalle banche, preferendo cassette di sicurezza e caveau privati, quando non super-casseforti da tenere in casa. Alcune grandi banche hanno già comunicato che d’ora in poi i contratti futures sull’oro saranno onorati soltanto in contanti.

Un fantasma si aggira per i mercati finanziari globali. Non è da oggi, infatti, che le banche mentono sulle loro reali disponibilità di oro rispetto ai contratti futures che stipulano, ma un punto di crisi come questo non si era mai toccato, il redde rationem potrebbe davvero essere alle porte. Anche perché, stando al miliardario e investitore Eric Sprott, «la domanda di oro fisico eccede la disponibilità reale del 60%, finora le banche centrali hanno fornito il metallo mantenendo in vita lo schema dei futures per evitare altre Lehman Brothers ma non potrà andare avanti all’infinito. Le scorte di JP Morgan presso il Comex sono scese da 2,4 milioni di once a 160mila once, quindi occorre guardare al mercato fisico e non a quello di carta». Lo conferma Ronald Stoeferle, secondo cui la ratio tra oro cartaceo e oro fisico è addirittura di 130 a 1, «una cifra che ci sta avvicinando al default del mercato dei futures». Recentemente dai caveau del Comex sono usciti qualcosa come 2 milioni di once di oro fisico in un trimestre, il più grosso ritiro di materiale prezioso da dodici anni a questa parte.

 


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