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FINANZA/ Bagnai: così i governi aiutano la speculazione

George Soros (Infophoto) George Soros (Infophoto)

Esattamente, la speculazione interviene se e nella misura in cui i governi le consentono di intervenire. Trovo sinceramente ridicolo il fatto che prima si liberalizzino a oltranza i movimenti di capitale e poi si pianga perché c’è la speculazione. C’è però un terzo punto di questo articolo che mi ha colpito ancora di più, ed è quando il giornalista, sostituendosi a Soros, dice che la storia cambiò per colpa del suo attacco speculativo e che quindi la lira rientrò nello Sme a costo di immani sacrifici e a tassi di cambio falsati. Si dà così colpa a Soros, che intervenne nel 1992, del fatto che l’Italia nel 1999, cioè sette anni dopo, sarebbe entrata nell’euro con un tasso falsato.

 

Lei ritiene che tra le due cose non ci sia alcun legame?

 

A parte il fatto che in sette anni sono successe tante cose, ma la speculazione intervenne, giocando al ribasso sulla lira, perché nel 1992 le quotazioni della valuta italiana erano troppo alte. E il motivo di ciò era che i governi europei avevano deciso di entrare nel cosiddetto Sme credibile cinque anni prima, scegliendo di non approfittare di ciò che era stato permesso dalle regole attuali, e cioè di riallineare il cambio. Questo aveva permesso l’accumularsi di tensioni delle quali Soros approfittò. Ma chiunque avesse avuto la stessa massa di manovra e la stessa conoscenza del mercato del magnate Usa, lo avrebbe fatto al suo posto. La colpa non è di chi interviene una volta che si era creato lo squilibrio, ma dei governi che lasciarono accumularsi gli squilibri.

 

Nell’ipotesi che si arrivasse a un’uscita dell’Italia dall’euro, a chi affiderebbe il compito di gestire questa fase?

 

Se devo pensare a un economista di valore indiscusso, sia accademico sia tecnico-politico, che abbia portato avanti già da tempo questo discorso, l’unica persona è Paolo Savona. Aggiungo però che quando Romano Prodi non è stato eletto al Quirinale, c’è stato chi è rimasto deluso perché pensava che sarebbe stata la persona più adatta a traghettarci fuori dalla situazione nella quale aveva contribuito a portarci. Può sembrare un paradosso politico, ma non lo è.

 

(Pietro Vernizzi)

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