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IL CASO/ Italia a rischio collasso per colpa dei prezzi

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Anzitutto dobbiamo usare in maniera più aggressiva i “cannoni” della politica monetaria. I programmi anti-spread della Bce, che di fatto non sono mai stati usati, vanno slegati dall’adozione di misure di austerità da parte dei paesi beneficiari. Questo, però, potrebbe non bastare a risolvere il problema, perché la moneta fatta circolare in più, dato il clima di sfiducia che c’è in giro, verrebbe accantonata, non spesa, risparmiata. Tanto più che con la deflazione un euro messo da parte oggi vale di più se speso domani, senza nemmeno bisogno di portarlo in banca. Serve quindi che il nostro continente torni a domandare alle imprese.

 

Una delle richieste delle imprese in questo momento è abbassare il costo del lavoro. Il governo Letta sembra pronto a varare misure per detassare i contratti dei giovani...

Queste sono buone proposte, ma non servono in periodi come quello che stiamo attraversando, avrebbero solo effetti marginali, perché le aziende non vogliono assumere. Le imprese hanno bisogno di clienti. E l’unico cliente che in questo momento può intervenire senza doversi preoccupare del clima di fiducia è rappresentato dalla domanda pubblica, dagli investimenti pubblici, dalle spese che servono per risollevare l’economia. Non sto ovviamente parlando di quella spesa che corrisponde a sprechi.

 

Con il debito pubblico in crescita e i vincoli europei al deficit usare questa leva sembra però impossibile da usare.

L’economista francese Jean-Paul Fitoussi ha spiegato bene la situazione in cui ci troviamo: le uniche armi che ci servono per combattere la crisi sono tenute sotto chiave. A questo punto non resta che compiere un assalto all’armeria, controllata dal guardiano dell’Europa del Nord. Per farlo c’è un solo modo: un’alleanza dei paesi del Sud Europa per battere insieme fortemente i pugni sul tavolo e dire basta alla Germania, chiedendo che si restituita loro la politica economica e assicurando che quando l’emergenza sarà passata queste armi verranno riposte, in modo che non creino più inflazione. È arrivato il momento di dare risposte, perché la gente è molto stanca. Non è vero che l’unica soluzione è uscire dall’euro: è la medicina ultima se non si capisce con le buone maniere che la situazione si può risolvere restando all’interno dell’Eurozona come ho detto.

 

Dunque è inutile attendere l’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione europea o riuscire a ottenere quel che hanno avuto Francia e Spagna, cioè una proroga dei tempi per riportare il deficit sotto il 3% del Pil?

Avere 3-4 miliardi non serve assolutamente: occorre mettere in gioco poste da 30-40 miliardi. E ci deve essere un approccio europeo, non dei singoli paesi. E quelli che rassicurano di più i mercati devono fare lo sforzo maggiore: la Germania deve abbassare la pressione fiscale sui suoi lavoratori affinché acquistino anche beni importati, magari italiani. Da parte nostra, tutte le tasse che abbiamo alzato finora le abbiamo usate per far salire l’avanzo primario e ripagare il debito, mentre ora dobbiamo usarle per aumentare la domanda pubblica.

 

Su quale tipologia di spesa punterebbe di più?



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