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FINANZA/ Così Wall Street riaccende la giostra dei subprime

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Solo dall’inizio di quest’anno le banche Usa hanno curato il collocamento di 31,5 miliardi di dollari di securities legate a mutui nel ramo commerciale, ponendo le basi per un aumento del 50% rispetto ai 70 miliardi di controvalore registrati nel 2012, stando a dati di Credit Suisse. L’emissione di bonds legati a debito per acquisto di auto da parte di clienti giudicati subprime da inizio anno ha già toccato quota 7,7 miliardi dollari, contro i 5,7 miliardi dei primi quattro mesi del 2012. L’esempio del grattacielo di Manhattan è calzante. Si tratta del Seagram, un palazzo al 375 di Park Avenue e il contratto si basa su un prestito da 782,8 milioni di dollari di finanziamento top grade, ovvero ai costi minimi per chi lo richiede. Fitch ha detto no alla valutazione, ma sia Moody’s che Kroll hanno garantito il massimo di affidabilità sulla base di una promessa di maggior creazione di valore nel futuro da parte del palazzo, ovvero si pensa a un introito di 74 miliardi contro i 54 miliardi del 2012: questo strumento ha ottenuto rating AAA.

Si tratta del cosiddetto “pro-forma lending”, una delle formula più utilizzate per finanziarsi durante il boom immobiliare, tanto che nel 2007 si arrivò al record di 232 miliardi di dollari di bonds legati a mutui commerciali. Peccato che poi arrivò l’esplosione della bolla, il 2008 e i tagli dei rating: storia fin troppo lontana per gente con gli occhi a forma di dollaro. Personaggi che si sono fiondati come giaguari alla Springleaf Financial, ex American General Finance, gigante del credito al consumo, per un bell’abs (asset-backed security) che ha visto impacchettare 604 milioni di bonds con 662 milioni di prestiti garantiti da auto, barche, arredamenti e gioielli, molti dei quali senza collaterale.

I 190.627 prestiti presenti nel prodotto della Springleaf hanno rating di credito Fico di 602, in linea con molti abs garantiti da prestiti auto subprime. Ma il coupon medio del 25% sui prestiti personali Springleaf è più alto anche dei prestiti per acquisto auto denominati “deep subprime”, proprio perché non c’è collaterale per almeno il 10% dell’emissione. E la fetta con rating A del debito potrebbe garantire un rendimento del 2,5%, ovvero 2 punti sopra il tasso di interesse benchmark. Follia allo stato puro. D’altronde, a confermare che «nel business del rating non è cambiato niente» ci ha pensato, intervistato la scorsa settimana da Bloomberg, David Jacob, ex capo della divisione finanza strutturata di Standard&Poor’s.

E non c’è da stupirsi, visto che Jules Kroll, amministratore delegato della stessa Kroll Bond Rating Agency che ha assegnato una bella tripla A al palazzo di New York, non molto tempo fa puntò il dito contro le grandi agenzie di rating, le quali «mettono il profitto prima dell’accuratezza. Si stanno vendendo come se stessero per morire. Ma se volete vedere il prossimo tsunami, aspettate l’uscita di massa dal mercato ad alto rendimento: vedrete i cadaveri di chi ci era dentro finire sulla spiaggia». Uno, magari, sarà il suo.



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COMMENTI
16/05/2013 - almeno quattro A! (Paolo Rosso)

ma allora se Moody's & C rilasciano una tripla A a vere schifezze made in USA al nostro debito pubblico dovrebbero assegnare almeno quattro A! Questa mancanza di coerenza fa effettivamente supporre dei comportamenti quantomeno scorretti ed interessati. Arrivo quasi a capire un giudice italiano che li incrimina.