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PIL ITALIA/ L’ariete di Letta per abbattere la "recessione tedesca"

Angela Merkel ed Enrico Letta (Infophoto) Angela Merkel ed Enrico Letta (Infophoto)

Questo aggiustamento simultaneo si è rivelato un clamoroso errore. Non solo perché, come ha dimostrato il Fmi, il cosiddetto acceleratore fiscale è cambiato (un taglio dell'1% riduce il Pil tra lo 0,9% e l'1,7%, non mezzo punto come era un tempo), ma per l'effetto valanga provocato dal fatto che tutti hanno tagliato nello stesso momento; anche chi, al contrario, poteva e doveva espandere.

L'operazione sostegno spettava alla Germania e ai paesi nordici che hanno rimesso i conti pubblici in ordine prima degli altri e hanno accumulato riserve grazie all'attivo della bilancia dei pagamenti. E' l'invito rivolto dal Fmi e dal G20 al quale Berlino ha fatto orecchie da mercante per paura di riesumare lo spettro dell'inflazione. Un timore del tutto infondato, frutto di una ossessione pericolosa. Non è questione di unione incompiuta, di moneta senza sovrano o quant'altro.

Certo, se ci fossero gli Stati Uniti d'Europa e funzionassero come gli Stati Uniti d'America le cose andrebbero meglio. Proprio ieri è arrivata da Washington la notizia che il deficit pubblico si è ridotto più del previsto (è sceso al 4% sul Pil) grazie alla ripresa. È vero, va calcolato l'effetto degli incrementi fiscali decisi da Obama. Ma l'aumento delle tasse non si è trasformato in una riduzione della domanda. Consumi e produzione hanno continuato a crescere, mentre si è ridotta la spesa assistenziale. Insomma, si sta avviando quel circuito virtuoso tanto agognato da Paul Krugman nella sua campagna contro il dogma dell'austerità.

Bisogna aggiungere che non è solo opera della politica fiscale. Negli Stati Uniti si sono rimessi in moto gli investimenti privati a differenza dall'Europa dove il ciclo perverso della paura e della sfiducia spinge a non spendere, a tenere i denari in cassaforte per motivi precauzionali. Dunque, se l'Europa fosse l'America con il suo pragmatismo e il suo potenziale tecnologico, non staremmo così nei guai. E tuttavia questa volta è inutile cercare scuse o alibi. È stato commesso un errore clamoroso per colpa delle autorità di Bruxelles e di quelle nazionali. A cominciare dal governo di Berlino.

Non si tratta di demonizzare la Merkel. Il vero problema è che ancora una volta la Germania si è rivelata un gigante economico e un nano politico. Gigante economico, nonostante soffra dei primi sintomi recessivi, perché la forza del suo complesso bancario-industriale non può essere contestata, né va sottovalutata, e perché anche grazie alle riforme giuste realizzate nel tempo giusto, può vantare di aver raggiunto la piena occupazione. Difficile, dunque, impartire lezioni di politica economica a Berlino. Ma anche nano politico e qui sì, davvero, c'è molto da dire e anche parecchio da fare.


COMMENTI
16/05/2013 - Letta abbatti e rilancia l'economia per tutti noi. (claudia mazzola)

Stamattina mia sorella piangeva, sono arrivate tasse per più di tremila euro, il marito 60enne muratore non lavora, hanno debiti con persone e banca. Poi ha fatto un sospiro profondo, ha detto un'ave Maria e si è fatta coraggio.