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PIL ITALIA/ L’ariete di Letta per abbattere la "recessione tedesca"

Il governo non può far molto, spiega STEFANO CINGOLANI, per rilanciare l'economia. Ma Letta ha in mano buone carte per pretendere che Berlino allarghi i cordoni della borsa

Angela Merkel ed Enrico Letta (Infophoto) Angela Merkel ed Enrico Letta (Infophoto)

Il Prodotto interno lordo italiano si è ridotto dello 0,5% nel primo trimestre dell'anno, un po' meno rispetto al trimestre precedente (-0,9%), ma è presto per dire se si tratta di una svolta o no. Resta il fatto che siamo alla settima discesa trimestrale consecutiva. In Francia la contrazione nello stesso periodo è stata dello 0,2%, e si tratta del terzo ribasso negli ultimi quattro trimestri. In Germania si segnala un leggero incremento (+0,1%) dopo il -0,6% nell'ultimo trimestre 2012. In sostanza, chi più chi meno, i 17 paesi dell'Eurozona sono tutti in recessione: -0,2% è il dato complessivo. Sotto zero per sei trimestri, un record.

Le cause sono diverse: le esportazioni verso i paesi extra euro battono la fiacca, soprattutto a causa del rallentamento cinese, la domanda interna per consumi si è ridotta per le politiche di bilancio restrittive; la domanda per investimenti è in discesa e langue anche in Germania. Dunque, i tre motori del ciclo economico sono tutti in panne nello stesso momento. Per fortuna, la Banca centrale europea ha pompato liquidità nelle banche, ha sostenuto il mercato dei titoli pubblici e ha abbassato i tassi di interesse.

Mario Draghi ha fatto molto, può fare ancora qualcosa, allentando ulteriormente le redini. Ma non può gravare sulle sue sole spalle prima il salvataggio poi il rilancio dell'economia europea. I limiti alla politica monetaria sono già emersi e non per il suo potenziale pericolo inflazionistico. Tutti i parametri di M (l'offerta di moneta) sono sotto controllo. Come ha spiegato Draghi più volte, la moneta creata dalla Bce non ha alimentato l'inflazione, semmai ha rimpiazzato quella distrutta dalla recessione, impedendo così un collasso (alias deflazione). No, il problema è che, soprattutto nei paesi del sud, i tassi di interesse stanno sfuggendo al controllo di Francoforte. Cioè le banche non prestano denaro o se lo fanno chiedono un prezzo troppo caro, nonostante siano state finanziate dalla Bce a un tasso d'interesse minimo.

La catena di trasmissione, insomma, si è bloccata. A questo punto, è assolutamente necessario cambiare spalla al fucile e mettere mano alla politica fiscale (cioè di bilancio). E qui casca l'asino. L'Unione europea non ha una politica di bilancio perché non ha un vero bilancio. Mentre le tasse vengono decise a livello nazionale. Di fatto, però, in questi anni tutti i paesi, in perfetta sintonia, hanno realizzato una restrizione ai loro bilanci nazionali aumentando le imposte e riducendo le spese, anche quelle per investimenti.


COMMENTI
16/05/2013 - Letta abbatti e rilancia l'economia per tutti noi. (claudia mazzola)

Stamattina mia sorella piangeva, sono arrivate tasse per più di tremila euro, il marito 60enne muratore non lavora, hanno debiti con persone e banca. Poi ha fatto un sospiro profondo, ha detto un'ave Maria e si è fatta coraggio.