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FINANZA/ Grecia, un’altra "truffa" delle banche è in arrivo

Il valore dei titoli di stato della Grecia è in rialzo e i rendimenti scendono, eppure l’economia di Atene non sta affatto migliorando. Il commento di MAURO BOTTARELLI

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Il grafico a fondo pagina rappresenta, al meglio, la follia distruttrice che sta pervadendo l’Europa, è il dipinto a tinte fosche di un presente identico al passato recente: nessuna lezione è stata imparata. Nessuna. Ci mostra il trend del prezzo e del rendimento del nuovo bond governativo greco, quello nato dalla ristrutturazione del debito. Bene, nell’ultimo anno è aumentato di valore del 380%, passando dal 14% al 67% sulla parità con l’euro, o per capirci meglio da 14 a 67 centesimi. E il rendimento, ovvero quanto la Grecia deve pagarti di premio di rischio perché tu compra e detenga quella carta da parati? È passato dal 29% del maggio 2012 all’8% attuale, lo stesso yield dei Treasuries statunitensi nel 1994. Perché? La Grecia sta meglio di un anno fa? No, anzi, sta peggio. Sia a livello di tasso di disoccupazione, sia a livello di Pil: non c’è un dato macro che parli di ripresa, in compenso a livello sociale il Paese è allo stremo e pochi giorni fa l’emiro del Qatar si è comprato l’isola di Oxia per il suo buen ritiro estivo al prezzo di saldo di 5 milioni di dollari, sintomo di grande salute dell’economia ellenica.

In compenso, c’è una correlazione che mette i brividi: l’aumento del prezzo di quei bond è praticamente pari passo, quasi si trattasse di un sottostante da replicare, con l’aumento del tasso di disoccupazione giovanile. È una truffa, i detentori privati di quel debito ristrutturato sanno benissimo che la Grecia non è affatto salva, quindi si tengono in pancia i bond ellenici sotto legislazione britannica (quelli con la clausola pari passu o negative pledge, che tutela al 100% l’acquirente) e fanno ingolosire i gonzi là fuori, facendogli credere ancora una volta che le obbligazioni greche siano l’affare dell’anno e scaricando ciò che hanno nei bilanci al prezzo massimo.

Tre giorni fa, l’agenzia di rating Fitch - francese, Paese le cui banche hanno preso una bella pettinata dallo swap greco - casualmente ha annunciato di avere innalzato il suo giudizio sul debito pubblico di lungo termine della Grecia, portandolo da CCC a B-. Upgrade anche per il debito a breve, promosso da C a B. Secondo l’agenzia, si sono verificati importanti progressi, come l’eliminazione dei deficit gemelli (deficit fiscale e delle partite correnti). Inoltre, sia il salvataggio europeo da 240 miliardi di euro, sia il taglio del valore nominale del debito hanno riportato la fiducia ai massimi da tre anni e si è allontanato il rischio di un’uscita di Atene dall’eurozona. Ovviamente, la stessa Fitch ha riconosciuto che la giusta direzione del risanamento - giusta per Fitch e la troika, non certo per il popolo greco - sta passando per «un forte calo del Pil e un aumento della disoccupazione» e che la capacità di ripresa sia ancora in dubbio.

Nel frattempo, il premier Antonis Samaras ha guarda caso annunciato che tra un anno la Grecia tornerà sui mercati finanziari per collocare il suo debito, dopo tre anni di assenza e finanziamento soltanto tramite aiuti e salvataggi. Sempre due giorni fa, è stata poi sbloccata dall’Ue la nuova tranche da 7,5 miliardi, rientrante nel secondo piano di aiuti da 130 miliardi di euro. D’altronde, con i rendimenti sui titoli a dieci anni crollati in un solo anno dal 29% al 10%, come si fa a non essere allettati, tanto che Morgan Stanley ha di recente consigliato l’acquisto dei bond ellenici. Magari i suoi: quando le grandi banche consigliano, è perché vogliono disfarsi di ciò che non serve più o è diventato troppo rischioso, se c’è da fare soldi li fanno loro, statene pure certi.