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IMU E CIG/ Arrigo: ecco dove Letta può prendere 80 miliardi per famiglie e imprese

Pubblicazione:sabato 18 maggio 2013

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

L’unica alternativa per fare cassa consiste nell’aumentare le tasse. Ma questo non è più possibile. Si è ormai raschiato il fondo del barile. Un ulteriore aumento sarebbe insostenibile. Di questo, per lo meno, l’attuale governo sembra esserne convinto. Di conseguenza, se non si vuole appesantire ulteriormente il carico contributivo o, addirittura, iniziare a tagliere le tasse, a partire dal cuneo fiscale, non resta che vendere beni pubblici.

 

Non pensa, in ogni caso, che si potrebbero diminuire fin da subito le tasse sulle imprese, nella previsione che il minor gettito venga recuperato da un aumento del Pil?

Alleggerire strategicamente le aliquote oggi produce più gettito dopodomani. Ma domani avremo sforato rispetto al rapporto deficit/Pil. Quindi, non possiamo. Le risorse vanno trovate necessariamente. Considerando tale vincolo, tuttavia, esiste ancora una strada: possiamo fare un’emissione straordinaria di titoli di Stato.

 

Non è già abbastanza alto il nostro debito?

Sì, ma all’Europa interessa pressoché esclusivamente il rapporto deficit/Pil, e non il rapporto debito/Pil. Se si sfora il tetto del 3% rispetto al primo si apre una procedura di infrazione. Nel secondo caso (benché, oggettivamente, aumentare ulteriormente il debito non sia un bene) non succedere nulla. Ora, considerando che gli interessi sui titoli pubblici, attualmente, sono decisamente bassi, lo Stato poterebbe usare un’emissione straordinaria per onorare i debiti che ha nei confronti delle imprese.

 

E questo non aumenterebbe il rapporto deficit/Pil?

No, perché stiamo parlando di fatture pregresse. Si tratta, quindi, di spese che sono già state contabilizzate nel disavanzo, benché non siano state effettivamente pagate alle imprese. Una manovra di questo genere consentirebbe di immettere nell’economia 70-80 miliardi di liquidità, evitandoci di non rispettare le norme europee. Oltretutto, permetterebbe di tagliare alcune spese future: l’azienda che chiude perché non riesce a ottenere ciò che gli spetta, infatti, produrrà nuova disoccupazione di cui lo Stato dovrà farsi carico.   

 

(Paolo Nessi)



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