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IMU E CIG/ Arrigo: ecco dove Letta può prendere 80 miliardi per famiglie e imprese

Dopo il Cdm di ieri, Letta dovrà dimostrare di avere il coraggio necessario per mettere in campo le misure utili a far ripartire l'economia. Come quelle che ci spiega UGO ARRIGO

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

Non c’è stato nessun intoppo, ma neppure alcuna novità particolarmente degna di nota: il Consiglio dei ministri di ieri si è concluso come da copione, producendo il rinvio dell’Imu di giugno, il rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga e il taglio dello stipendio dei ministri. Il governo, poi, si è impegnato, entro il 31 agosto, a riformulare la fiscalità generale sugli immobili, ipotizzando una deducibilità per quelli legati alle attività produttive. Abbiamo chiesto ad Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica presso l’Università di Milano Bicocca se ci si può ritenere soddisfatti.

 

Come giudica il frutto del Cdm di ieri?

È evidente che si tratta di provvedimenti provvisori che servono al governo per prender tempo in vista di soluzioni definitive. Non si tratta di nulla di risolutivo, né di particolarmente rilevante. Tuttavia, prendiamo atto del fatto che la grande cautela con cui si muove è, tutto sommato, positiva. È un buon metodo e, per lo meno, impedirà di riproporre gli errori del governo precedente che, per eccesso di sicurezza, ha infilzato una serie consecutiva di errori economici disastrosi.

 

Al di là della cautela, resta il fatto che la cassa langue. Al prossimo Cdm ci saranno ancora risorse disponibili?

Sappiamo tutti quali misure occorrono per reperire risorse: dalla vendita del patrimonio pubblico immobiliare alla vendita di asset pubblici, passando per il taglio di Cda ed enti ridondanti. Si tratta di misure urgenti, per le quali occorre una certa dose di coraggio. È troppo presto per dire se questo governo ne avrà abbastanza. Credo che dovrebbe iniziare a mettere in campo qualcuna di queste misure, per vedere fin dove riesce a spingersi e se le forze politiche che lo sostengono lo appoggerebbero nell’iniziativa.

 

Da dove dovrebbe iniziare?

Vendere aziende pubbliche sensibili sarebbe piuttosto complicato. Ci si nasconderebbe dietro la foglia di fico del ruolo strategico per l’Italia. Si potrebbe, invece, iniziare a vendere qualche immobile improduttivo. Meglio ancora provare a vendere qualche impresa pubblica, magari di modeste dimensioni. Il governo potrebbe convincere i partiti a seguirlo se illustrasse l’opzione nella giusta prospettiva.

 

Ovvero, quale?