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FINANZA/ Deaglio: altro che Italia, è la Francia il vero "caso europeo"

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Sono tre mesi che il Giappone ha cominciato a iniettare forti dosi di liquidità nel sistema, il quale, colpito violentemente da una simile “scarica”, si è messo a correre e a divincolarsi, ma non è affatto certo che il Paese riuscirà a mantenere lo stesso passo anche in futuro. Altri governi lo hanno fatto in passato, anche se non attraverso la banca centrale, ma aumentando ugualmente a dismisura i deficit pubblici, e il Giappone non si è comunque tirato fuori da una difficile situazione.

 

Di che cosa ha bisogno invece l’Europa per ripartire?

Ha sicuramente bisogno di iniezioni di liquidità, ma non in maniera incondizionata, altrimenti si andrebbero a riprodurre gli stessi vizi di sempre. Bisogna quindi immettere nuova liquidità, ma allo stesso tempo è necessario indirizzarla verso i punti giusti, semplicemente per evitare che, come il Giappone, il sollievo sia solamente temporaneo.

 

Quali sono i canali prioritari dove iniettare liquidità?

Esistono alcune iniziative già abbozzate, su cui siamo molto in ritardo, ma che stanno comunque prendendo il via. Una di queste è quella di una nuova immissione di liquidità, da parte della Banca centrale, condizionata dal fatto che le banche che la ricevono devono reimpiegare queste risorse in prestiti alle imprese, altrimenti incorrerebbero in penalizzazioni. Potrà quindi essere anche immaginato un tasso d’interesse negativo per le banche: se i soldi non vengono erogati, insomma, invece di rendere comportano delle spese.

 

Quali sono le altre iniziative?

Penso, per esempio, alla vigilanza bancaria, pronta a diventare europea e non più nazionale, per far sì che le banche rispettino certi coefficienti di impieghi. Un’ulteriore iniziativa è poi la Tobin Tax, con l’obiettivo di far pagare imposte più care alle banche che utilizzano le risorse erogate non per le imprese ma per fare operazioni di finanza. Una terza linea che emerge a livello europeo, di cui già si sta parlando molto e che dovrebbe partire l’anno prossimo, è invece quella relativa a tutta una serie di facilitazioni per favorire l’occupazione giovanile. C'è però una cosa che manca.

 

Cosa?

La quarta componente, applicabile solo se si riuscirà a fare il governo europeo, riguarda gli Eurobond. Attenzione, però: non intendo semplici prestiti erogati ai singoli governi, ma Eurobond grazie ai quali operare investimenti infrastrutturali e industriali. Credo siano questi i punti principali con cui l’Europa può realisticamente tirarsi fuori dalla crisi, sempre che non vada prima a fondo per motivi di disagio sociale.

 

Parlando invece dell’Italia, come fa il nostro Paese per far ripartire l’economia senza superare la soglia del 3% che ci vincola all’Europa?


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