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FINANZA/ Deaglio: altro che Italia, è la Francia il vero "caso europeo"

Con la Francia in recessione e il gelo creatosi tra Parigi e Berlino, l'Italia è in attesa di capire come muoversi. Secondo MARIO DEAGLIO, sarà cruciale il Consiglio europeo di giugno

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Attraverso una politica quanto mai aggressiva adottata dalla Bank of Japan e gli allentamenti quantitativi dalla Fed, Giappone e Stati Uniti sono tornati a crescere. Probabilmente non quanto vorrebbero i mercati, ma di certo più di un’Europa che continua a dover fare i conti con una recessione senza fine e con l’assenza di qualsiasi stimolo per la crescita. È colpa dell’austerità, ha tuonato il presidente francese Hollande quando ha visto il Prodotto interno lordo (Pil) del suo Paese subire una contrazione dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Di fronte alle continue resistenze tedesche, il numero uno dell’Eliseo ha promesso 12 mesi di fuoco: via libera quindi all’unione politica, progetto da attuare in 2 anni per far uscire l'Unione europea “dal suo languore”, e a un “governo economico europeo”. Insieme al professor Mario Deaglio, docente di Economia internazionale presso l’Università di Torino, abbiamo commentato l’attuale situazione europea e quelle che dovranno essere le prossime mosse dell’Italia.

 

Professore, iniziamo dalla difficile situazione francese. Cosa ne pensa?

Credo che la situazione della Francia sia stata molto sottovalutata. Questo Paese ha un deficit pubblico molto alto, anche maggiore del nostro, che per certi versi sembra essere fuori controllo. Negli ultimi due anni la Francia non ha raggiunto nessuno dei target che si era prefissata, quindi il rapporto debito/Pil sta aumentando notevolmente e si sta avvicinando a quello italiano. Quando poi passiamo dal quadro generale francese a quello relativo ai diversi settori, vediamo che c’è una crisi industriale molto pronunciata.

 

Per esempio?

Il settore dell’auto è in forte difficoltà, il governo ha di fatto salvato la Peugeot e ci sono state molte chiusure. Su altri grandi settori osserviamo inoltre che le grandi strutture industriali stanno facendo molta fatica, a differenza di quelle tedesche. La situazione francese, nonostante i sintomi della crisi siano ben visibili in tutta Europa, è certamente molto preoccupante, soprattutto sotto il profilo del disagio sociale. È quindi la Francia, e non l’Italia, il vero “caso” europeo.

 

Come giudica invece la crescita di Stati Uniti e Giappone?

Bisogna fare attenzione quando si parla di questi due Paesi. Il segno positivo degli Stati Uniti va innanzitutto rapportato a una dinamica demografica totalmente diversa, visto che hanno una popolazione che aumenta dell’1,7% all’anno. Per questo motivo, dunque, sono costretti a correre di più per non restare fermi.

 

Cosa intende?

Per esempio, se gli Usa registrano un +1,7% del Pil, si limitano a fare Pil pro capite, ma di fatto ottengono un aumento pari a zero, mentre l’Italia raggiunge una situazione di questo tipo con il Pil che aumenta dello 0,2-0,3%. Apparentemente sembra una corsa, quindi, ma una parte di questa deriva semplicemente da una spinta di nuove generazioni che da noi sono più scarse.

 

E il Giappone?