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FINANZA/ Trucchi e profitti, arriva il "giallo" che fa tremare i mercati

Pubblicazione:giovedì 2 maggio 2013

E cosa contenevano quei files? Erano essenzialmente mail inviate e ricevute tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, quando la Bank of Cyprus spese miliardi di euro per acquistare debito greco, proprio mentre tutte le altre banche al mondo cercavano in tutti i modi di disfarsene. Gli ex dirigenti delle banche cipriote si sono giustificati dicendo che a loro avviso, all’epoca, i bonds greci apparivano un buon investimento ma un report riservato dell’azienda di consulting Alvarez&Marsal, redatto per la Banca centrale cipriota, ha dimostrato come dal 2009 in poi la Bank of Cyprus abbia continuato a investire in rischioso debito greco come scommessa per cercare di pareggiare le perdite di bilancio dovute all’aumento delle sofferenze su prestiti e mutui. Insomma, una strategia di hedging degna davvero del Nobel per l’economia!

Il report conferma come i dirigenti abbiano tenuto all’oscuro degli acquisti il board delle relative banche, ritardato artatamente un’inchiesta sul caso e addirittura mentito come quando, nel dicembre 2009, i manager di Bank of Cyprus confermarono ai media e al cda dell’istituto di aver venduto le detenzioni di bonds greci, salvo ricominciare a comprarli già dal giorno dopo. Era infatti il 10 dicembre del 2009 quando Yiannis Kypri, general manager di Bank of Cyprus, confermava come la banca avesse un’esposizione minima al debito greco, essendo stata ridotta da 1,8 miliardi di euro a soli 0,1 miliardi. Stando però al report, il giorno medesimo, il ceo della Banca, Andreas Eliades, diede istruzioni affinché ripartissero gli acquisti: 150 milioni di colpo, fino a raggiungere i 400 milioni di euro a fine anno.

Qui, un primo giallo: il general manager dell’area risk management della banca, Karydas, disse l’11 dicembre che i bonds greci erano stati liquidati, ma il report nega che il board sia stato a messo a conoscenza del fatto che già il giorno prima erano però ripartiti gli acquisti. Ma Karydas, che ha lasciato la banca lo scorso agosto, conferma come tutti i dirigenti di Bank of Cyprus fossero stati concordi sulla politica di eventuale riacquisto di bond greci stabilita in un meeting del novembre 2009. Fatto sta che ad aprile 2010, la banca aveva espanso le sue detenzioni di debito greco fino a 2,4 miliardi di euro, un terzo in più dell’ammontare che Kypri aveva detto di aver venduto solo quattro mesi prima. L’ex ceo del gruppo, Eliades, si difende dicendo che all’epoca dell’acquisto i bond greci godevano ancora di ottimo rating e tutti, a livello internazionale, compravano e volevano debito greco.

Falso. Basti guardare i dati degli stress test imposti dalle autorità europee, preoccupate per lo stato di salute delle banche europee: alla fine del 2010, le 10 principali banche dell’Ue detenevano insieme più o meno lo stesso ammontare di debito greco di Bank of Cyprus e Laiki, le quali avevano in pancia rispettivamente 2,2 miliardi di euro e 3,3 miliardi di euro di bond ellenici. Solo i giganti francesi Bnp Paribas e Societe Generale si avvicinavano a quelle cifre, mentre banche tendenzialmente propense all’azzardo come le britanniche Barclays e Lloyds Tsb avevano rispettivamente 192 milioni di euro di debito greco e zero euro. Questo grafico spiega meglio di ogni altra parola l’orizzonte temporale della vendita e del crollo del valore di quei titoli.

 

 

Tanto è vero, che in un tentativo di occultamento della verità, nell’aprile 2010 la Bank of Cyprus spostò 1,6 miliardi di euro di debito greco da un conto di trading al book di detenzione per maturazione, di fatto permettendo alla banca di non dover iscrivere a bilancio il valore reale di quei bond e quindi le perdite sul portafoglio subite. L’ex management giustificò l’accaduto con il fatto che la Grecia avrebbe portato quei bonds a redenzione, visto che all’epoca c’era la certezza che nessuna nazione nell’eurozona avrebbe potuto fare default. Altra balla, oppure sintomo di incompetenza totale. Ma siccome Cipro è stato un hub finanziario di primo livello per anni, attraente per una clientela non di novizi della finanza, appare difficile credere che i manager della sua prima banca siano degli stolti totali, gente che commette errori di valutazione che nemmeno uno studente al primo anno di economia farebbe.


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